Immigrazione e Terza Repubblica: una nuova “strategia della tensione”?

In questo periodo viene trattato spesso, sul web e dai telegiornali, un fenomeno molto importante, ovvero quello dell’immigrazione. Questo fenomeno, diventato di primaria importanza per il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha scaturito un’onda mediatica non indifferente, che ha investito tutti i cittadini italiani.

Molti sviluppano all’interno una sorta di “autodifesa” nei confronti dei migranti che sbarcano in Italia, determinando una percezione di insicurezza e quindi una situazione di instabilità nel Paese.

Molti inoltre pensano che il fenomeno dell’immigrazione sia un business economico tale da scaturire i veri problemi dell’Italia.

Alcuni, infine, hanno ipotizzato folli teorie derivanti dal libro “Pan-Europa”, scritto nel 1923 dal conte Coudenhove-Kalergi.

Pochi, sono invece, coloro che ipotizzano una possibilità del ritorno ad una “strategia della tensione”…

Situata storicamente negli anni Settanta del Novecento, la strategia della tensione era una teoria politica e strategia politica-militare perseguita da alcune correnti ultra-conservatrici dei governi USA (tramite la CIA) ed esportata in Europa tramite il regime dei colonnelli greci e il regime dittatoriale di Salazar in Portogallo. Essa si caratterizzava nel tentativo di conversione di paesi democratici nell’area mediterranea in funzione anti-sovietica, attraverso atti terroristici allo scopo di favorire l’instaurazione di regimi e dittature militari. Il termine appare, per la prima volta, in un articolo del giornalista Lesie Finer, nel 1969, nello specifico cinque giorni prima la strage di piazza Fontana.

Il paragone ovviamente risulta abbastanza astratto, in quanto si parla di un periodo nero, che ha segnato indelebilmente la storia del nostro Paese, in quanto periodo di forti contrapposizioni nello Stato Italiano, ma soprattutto a livello internazionale (soprattutto per la forte divisione tra est e ovest e la “cortina di ferro” che tramite il Muro di Berlino divideva ideologicamente il mondo in due parti).

Ciò che va evidenziato però, non sono gli attentati, ma il forte ruolo dei mass-media e la base strategica tensionistica, che in un periodo di grave crisi economica, risveglia nella persona una condizione psicologica tale, da credere che ci sia un solo modo di risolvere la questione, ovvero l’espulsione dei migranti.

Come detto precedentemente, la strategia della tensione degli anni Settanta è stata una tecnica abbastanza cruenta, segnata da numerose stragi. Nel processo cronologico, i tempi sono cambiati ed oggi i social network costituiscono una parte importante dell’influenza mediatica, con il nuovo pericolo delle “fake news”, identificati come un’evoluzione continua dei metodi di propaganda con cui lievitare il terrore nel territorio italiano, o meglio una “strategia della tensione propagandistica”, come afferma l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti.

Una situazione in cui è presente una forte debolezza politica, accompagnata da un vincente populismo elementare. Una filosofia “buonista”, contrapposta da una forma di “cattivismo”, che occupano tutte e due visioni abbastanza squilibrate, ma che dovrebbero garantire il vivere civile all’interno di uno Stato democratico, ma senza scontare chi delinque, con il rischio che si sfoci in una forma di razzismo verso un orizzonte autoritario, ovviamente in un contesto del tutto differente rispetto al tempo della strategia della tensione.

Simone Vivona & Antonino Zampaglione

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