Memoria e Coscienza: perché l’uomo non é in grado di fare nulla

La questione della memoria sembra essere stata dimenticata ormai da tempo, lasciata all’incuranza dell’uomo occidentale, probabilmente ripresa nei primi anni del ‘900 in alcune zone dell’Europa dell’est per merito di un certo sig. G.

Che l’Uomo occidentale “si sia dimenticato della memoria” è una frase che esprime già senza aiuti esterni una sorta di perplessità, di stupore. Come ci si può dimenticare di una facoltà fondamentale, che spetta di diritto all’essere umano? La psicologia, la filosofia contemporanea, il senso comune danno per scontato… per questo dimenticano. Perché una persona dovrebbe chiedersi se possiede o no una cosa che ovviamente si possiede? Il danno dell’ovvio, qui, è irreparabile. L’ovvietà del senso comune indica che mai effettivamente si è cercato di fare una strada inversa: se è vero come si dice in giro, che il senso comune, l’opinione pubblica, precedono l’uomo, come per dire che egli nasce quando queste stanno già in età avanzata (mai potrei dire di essere più vecchio del Cristianesimo, del diritto di ospitalità, della parola “Buongiorno”), allora la strada inversa è per noi sconosciuta. Fare il percorso al contrario, qui, significa riconoscere che la tradizione e la cultura che ci precedono ci regalano l’ovvietà… l’ovvietà in questo caso impedisce l’esperienza diretta, ripeto diretta, della memoria, della coscienza…

Nasciamo già col diritto formale, con il contratto scritto della possessione della memoria, così come di altre tante cose, che però in realtà mai ci siamo presi l’impegno di utilizzare.

Quello che si può concedere dopo questa premessa, è che facciamo esperienza di piccole aperture, di piccolissimi frammenti di memoria, che l’uomo non sa ricomporre.

Perché l’uomo occidentale non è in grado di fare nulla?

Perché l’uomo occidentale s’illude di poter cambiare la sua società, attraverso strategie politiche, economiche, ma in realtà il luogo in cui vive rimane sempre lo stesso, e se mai dovesse cambiare, cambia solo per circostanze a lui esterne? L’uomo non riesce in nessuna delle cose che egli si prefissa di fare, semplicemente perché se ne dimentica. L’uomo si dimentica della macchinetta del caffè sul fuoco, di pagare l’affitto in tempo, di svegliarsi all’ora giusta… di tanto in tanto, le circostanze esterne lo svegliano dal suo sonno perenne… il fischio della macchinetta, la lettera di pagamento, un raggio di luce che penetra dalla finestra. Non c’è bisogno di scomodare la politica, le guerre, i rapporti fra le nazioni…

Scomodiamo invece l’ordinarietà, l’intimità, la banalità di ognuna delle vite umane. Quante cose, nell’arco di una giornata ci prefissiamo di fare, quante le portiamo a termine, di quante ce ne dimentichiamo, quante le ricordiamo a distanza di giorni, mesi…

Pratica comune, nell’Occidente odierno, sembra essere quella di iniziare a fare qualcosa, mantenerla sospesa e iniziarne un’altra, poi un’altra ancora.

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Il testimone dorme… il testimone, il monaco guardiano che osserva la nostra giornata riposa, ogni tanto viene svegliato da qualcosa, ma poi ricade nel sonno. Succede continuamente, tutti i giorni, di non prestare attenzione, di non essere coscienti di quello che facciamo, di non essere coscienti del semplice fatto di star percorrendo un viale con degli alberi, di altezze diverse, con chiome di varie gradazioni di colore… succede di essere continuamente posseduti da pensieri , ospiti non graditi, che nulla hanno a che fare con quello che stiamo facendo nell’istante esatto. Molti momenti della nostra vita cadono nell’oblio, nella dimenticanza, perché non vigilati dal testimone, non vissuti con attenzione e presenza… pochi ne rimangono in piedi, ma non per nostra volontà. Quelli sono gli attimi delle emozioni, del sentimento, delle paure e dei pericoli, intensamente vissuti per causa delle circostanze e quindi intensamente ricordati. Ricordiamo pochissimo e a brevi tratti. La coscienza guida la memoria… se il sonno è profondo la memoria è assente. L’esperienza di una memoria continua, di una coscienza continua è ormai persa. Per fare bisogna ricordare, ricordarsi di se prima di tutto… ricordarsi delle cose in secondo luogo. Ricordarsi di quello che si sta facendo, sempre, o per lo meno più di quanto lo si fa normalmente.

Andrea Fanelli

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