Il Sessantotto: la Musica – 2/6

1969. La guerra fredda è al suo apice, gli studenti sono in rivolta, il conflitto in Vietnam s’ingigantisce, la missione spaziale Apollo 11 porta l’uomo sulla Luna, Gheddafi prende il potere in Libia e l’Italia fa i conti con la strage di piazza Fontana.

In un clima torbido e pesante, tutto faceva presagire un’escalation di violenza su tutto il pianeta, dove le guerre specifiche e particolari erano il pretesto per l’ennesimo scontro tra USA e URSS.

È in questa atmosfera che nell’estate del 1969 si organizzava a Woodstock il concerto più importante della storia del rock e uno dei raduni di persone più numerosi dell’intera storia dell’umanità. Quattro giorni di gioia, trasgressione, umanità, stravaganza, pioggia, fango e musica, il cui ricordo suscita nel mezzo milione di giovani che erano presenti (qualche fonte parla di 800.000) una emozione viva e palpabile, tanto da andare oltre il tempo e di far sentire il peso di non esserci stati a coloro che ne hanno solo sentito parlare e persino ai posteri.

Il festival di Woodstock, infatti, è il festival per antonomasia, capace di portare all’apice la cultura hippie e di raccogliere le redini della controcultura sessantottina e  il grido di un’intera generazione, che, in quelle note, assaporava il sapore di libertà e di emancipazione da catene ideologiche e logiche ottocentesche.

La genealogia di Woodstock ha, come tutte le storie divenute famose, qualcosa di miracoloso, dove una coincidenza, un’ incontro fortuito o occasione dell’ultimo minuto, fanno andare le cose per il verso giusto .

Michael Lang, John P. Roberts, Joel Rosenman e Artie Kornfeld, gli organizzatori del festival, avevano pubblicato un annuncio sul New York Times e sul Wall Street Journal: “Uomini giovani con capitale illimitato cercano interessanti opportunità, legali, di investimento e proposte d’affari”, con l’intenzione di aprire uno studio di registrazione nel villaggio di Woodstock, nella contea di Ulster dello Stato di New York, in un’atmosfera ritirata e tranquilla; successivamente, cambiarono idea, organizzare infatti un piccolo concerto di provincia dal nome “Woodstock Ventures” avrebbe fatto da trampolino di lancio sia per un successivo studio di registrazione sia dal punto di vista finanziario.

Nella primavera del 1969, così, la Woodstock Ventures affittò per 10.000 dollari il Mills Industrial Park, un’area di 1,2 km² nella contea di Orange, dove avrebbe dovuto svolgersi il concerto. Alle autorità locali era stato assicurato che non si sarebbero radunate più di 50.000 persone, ma la cittadinanza della vicina Wallkill si oppose subito all’iniziativa; non voleva infatti un mucchio di drogati in paese e così il 2 luglio 1969 riuscì a far approvare una legge locale, per cui  si vietata il concerto con la motivazione che i servizi sanitari previsti non sarebbero stati a norma.

A un mese dal festival, tutto era in alto mare; senza località, il rischio di far saltare tutto all’aria era serio.

Ma l’uomo della Provvidenza si palesò agli organizzatori: Elliot Tiber, proprietario del motel “El Monaco” sul White Lake a Bethel, una cittadina rurale 69 km a sud-ovest di Woodstock, si offrì di ospitare il festival in una sua tenuta di 15 acri. Ben presto però si rese conto che la sua proprietà era troppo piccola per ospitare quelli che a metà luglio erano 186.000 biglietti venduti.

Tiber, allora, presentò gli organizzatori a un allevatore, Max Yasgur, che accettò di affittare loro 600 acri (2,4 km²) per 75.000 dollari. Il terreno di Yasgur era perfetto per il festival, formava infatti una conca naturale, con lo stagno Filippini sullo sfondo, reso poi famoso dagli hippie (le immagini dei giovani che fanno il bagno nudi nello stagno sono una pietra miliare di Woodstock).

Il Festival di Woodstock si sarebbe tenuto dal 15 al 17 agosto 1969, ma finì il 18 per la scaletta non rispettata. Gli organizzatori non fecero in tempo a mettere in piedi le recinzioni; già dai giorni prima dell’inizio, infatti, migliaia di giovani si riversano a Bethel, tanto da trasformare il concerto in una kermesse gratuita.

Woodstock divenne così Woodstock. Duecentomila persone campeggiavano nell’area adiacente al parco, frotte di giovani erano in marcia, le automobili abbandonate per strada e ben presto si campeggiò un po’ ovunque, tanto che gli artisti si spostavano dall’albergo al palco con elicotteri noleggiati come navetta.

Lo stesso Max Yasgur disse a proposito dei giovani che inondavano il suo parco: “Se ci ispirassimo a loro, potremmo superare quelle avversità che sono i problemi attuali dell’America, nella speranza di un futuro più luminoso e pacifico”.

Alle ore 17:00 del 15 agosto 1969, il Festival dal nome “Peace and Music” aveva inizio.

In quei quattro giorni si alternarono i più grandi artisti della musica rock: Richie Havens, gli Sweetwater, Bert Sommer, Tim Hardin, Ravi Shankar, Melanie, Arlo Guthrie, Carlos Santana, Janis Joplin, gli Who, Joe Cocker solo per citarne alcuni.

L’ultimo giorno si esibì, sotto la pioggia, l’uomo di Woodstock: Jimi Hendrix.

Il chitarrista più famoso della storia del rock, rimasto sul palco più di due ore, suonò il brano The Star-Spangled Banner: una reinterpretazione dell’inno americano come protesta nei confronti della guerra in Vietnam. Con quella canzone, Hendrix passò alla storia, egli simulò le bombe con le corde della sua chitarra, evocando anche le urla e il suono dei missili aerei.

Woodstock è stato e continuerà ad essere il festival della storia, che ha visto inneggiare alla parola libertà nel suo punto più alto, che ha dato voce ai protagonisti di una epoca, capaci di prendersi il loro spazio e il loro tempo. Woodstock rimarrà nella storia come un evento irripetibile, un festival che è nel cuore anche di chi non c’è stato, di chi ancora non era nato e di chi si riconosce in quelle note di pace, libertà e amore.

Ma Woodstock è di più: un raduno di giovani desiderosi di cambiare il mondo, la cultura dominante, la società circostante, e di farlo a ritmo di musica, senza rinunciare a esperienze al limite, come uso di LSD, eroina e Cannabis o il sesso libero di gruppo per gli interi quattro giorni del Festival.

Al di là di opinioni e giudizi, Woodstock e i giovani del ’68 hanno cambiato il mondo e in pochi nella storia possono dire di esserci riusciti.

Antonio Marando

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