Il Sessantotto: la Musica – 1/6

La musica è uno dei punti di sviluppo culturali più interessanti del fenomeno storico noto come “68”. La cosa più importante da evidenziare è che questo momento, rappresenta un punto di svolta e per alcuni versi di non ritorno rispetto alla precedente cultura musicale. Da parlare c’è né semplicemente tanto.

Innanzitutto e soprattutto è doveroso parlare della musica rock. Se il Rock and roll nasce come genere musicale negli anni 50 e raccoglie onorevolmente le radici della musica blues, il rock come oggi lo conosciamo nasce negli anni 60 e nel sessantotto trova il suo punto di esplosione.  La cultura del rock si stava già diffondendo tra Stati Uniti e Regno Unito e poi nel resto del mondo occidentale, ma fino al sessantotto si trattava di una cultura non ancora maturata. Tra i primi rappresentanti di questa cultura vi erano Bob Dylan, che aveva già accelerato la sua metamorfosi, mettendo in secondo piano il suo folk da pieno cantautore americano e lentamente si è trasformato in una rockstar; poi si possono menzionare i Beatles e i Rolling Stones, e i secondi ancora di più come i veri padrini dello stereotipo delle rockstar; c’erano già i Doors che avevano portato il blues ad un passo in più, inserendo chitarre distorte e urla assordanti. Ma quell’anno qualcosa cambia. Più che parlare di sessantotto in sé, bisogna parlare preliminarmente dell’anno 1967, ecco chi pubblicherà alcuni tra gli album più noti e più ascoltati durante questo periodo: The Jimi Hendrix Experience, Jefferson Airplane, Velvet Underground. I primi guidati dal noto Jimi Hendrix daranno origine all’hard rock, poi accompagnati verso la fine degli anni 60 da Led Zeppelin, Black Sabbath e Who.

Jimi Hendrix non è una semplice figura ribelle, è colui che simboleggia il rock vero e proprio, cioè chitarre distorte, riff veloci, assoli blues, più la cattiveria e tutta l’inquietudine del periodo storico(basti vedere l’inno americano suonato con una chitarra distorta al festival di Woodstock). I Jefferson Airplane insieme a gran parte della produzione musicale del periodo si accosta a quel movimento manifesto dell’anticonformismo sessantottino, ovvero quello hippy, al quale si possono accostare i vari Joan Baez, John Lennon, Greatuful Dead, Janis Joplin, Iron Butterfly, Cream, The Zombies, ecc.. I Velvet Underground emergono nel 1967 con il loro album omonimo, ma ancora nel 1968 pubblicano White Light/White Heat e si consacrano a maestri del rock “metropolitano” che racconta di storie di strada, all’epoca inusuali nei testi dei cantanti in voga, così inusuali che poi uniti alle loro strumentali innovative, rivoluzioneranno il rock e si avvicineranno a quello che poi negli anni 70 sarà il punk. Il cantautorato però non muore, e rimangono grandi penne e grandi voci come i prima citati John Lennon (insieme alla consorte Yoko Ono), Joan Baez e Bob Dylan, ma anche Johnny Cash, Joni Mitchell, Tim Buckley(padre del celebre Jeff), Van Morrison e il duo Simon And Garfunkel. Se il rock quindi si separa tra rock psichedelico e il nascente hard rock, ancora grande risonanza mantiene la black music, che incorpora generi come il Blues, Rhythm and blues, Soul e Funk. In questo contesto vanno menzionati Aretha Franklin (Lady Soul), Otis Redding, Ray Charles, Albert King, Muddy Waters, Sly and The Family Stone, The Supremes.

Importante menzione per quanto riguarda sempre il rock psichedelico va fatta per i Pink Floyd che hanno già pubblicato due album e poi entreranno nella storia per gli album successivi, oltre che per la figura dello stravagante Syd Barrett che si darà anche ad una carriera solista, per poi lasciare il gruppo che invece arriverà al successo mondiale nel decennio del 70.

L’attenzione più alta però va riservata ai Beatles: indubbio è il fatto che tutta la successiva musica pop e la stragrande maggioranza della produzione rock derivi da questi maestri, che pubblicano White Album che passerà alla storia insieme al resto dei loro prodotti.

Nella scena musicale italiana molti tenteranno di imitare il rock e il pop americano con discreti risultati, grazie alle figure di Adriano Celentano, Nomadi, Camaleonti, Pooh, New Trolls, Dik Dik, Gianni Morandi; ma una menzione a parte va fatta per il cantautorato che rimarrà un marchio di fabbrica della musica nostrana, grazie ai Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Gino Paoli, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, etc. Cosa accadrà dopo il 1968? Nasceranno il punk, la musica disco, l’heavy metal, il cantautorato americano e non accoglierà nuove entrate e la black music maturerà, incorporando anche il rap e la sua cultura dell’hip hop. Ma questa è tutta un’altra storia.

GianMarco Scrivano

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