Hikikomori: gli eremiti degli anni Duemila

Ѐ affascinante il diverso modo con cui la mente umana si approccia alla realtà esterna e alla vita. Un confronto spesso difficile e insidioso, in qualsiasi caso fortemente condizionato dalle variabili sociali e politiche dell’epoca di riferimento.  Nel XXI secolo, l’epoca dello strapotere della tecnica e della scienza, si assiste a fenomeni sociali “rivoluzionari “e fino a prima inimmaginabili, che trovano sicuramente la propria origine nell’impressionante sviluppo tecnologico ed informatico che ha contraddistinto gli ultimi 40 anni del genere umano. Fra di essi negli ultimi anni si è affermato il caso degli Hikikomori.

Il termine nasce in Giappone, ed è la risultante tra le parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”, assumendo quindi il significato letterale di “stare in disparte “o “isolarsi”. Come è facile intuire si tratta di un distacco, nel caso degli Hikikomori un distacco dalla società o comunque dalla realtà circostante. Nonostante i primi casi fossero circoscritti in territorio giapponese, il fenomeno ha oltrepassato i confini del “Sol Levante” e ad oggi interessa anche molti paesi europei, fra cui il nostro, che dati alla mano sarebbe quello con il più alto numero di hikikomori del continente con circa 70mila individui, perlopiù di sesso maschile compresi fra i 14 e i 25 anni d’età.

Per gli studiosi in campo psicologico o sociologico, questo è un caso sorprendente, che gli permette di valutare la risposta umana nei confronti di determinati impulsi esterni. Gli Hikikomori, si caratterizzano per un progressivo disinteresse del mondo esterno soprattutto a causa del proprio rapporto disagiato con esso, giungendo alla decisione di “rinchiudersi “in un luogo che reputano sicuro e inviolabile (spesso si tratta della propria camera da letto). Da questo luogo tagliano definitivamente tutti i contatti con la società. Nei casi più estremi si arriva ad evitare addirittura i rapporti con gli stessi membri della famiglia, non uscendo dalla propria stanza nemmeno per mangiare ma facendosi lasciare pranzo e cena fuori dalla porta!

In quella che si può definire, dal punto di vista fisico, una specie d’isolamento, gli Hikikomori conducono un’esistenza profondamente condizionata dal mondo virtuale e dalla rete informatica. Qui loro coltivano i propri interessi, crescendo anche dal punto di vista culturale tanto da non fare registrare, nei pochi casi di giovani usciti dal “ritiro”, un “ritardo scolastico” rispetto ai coetanei andati regolarmente a scuola. Gli Hikikomori nella rete trovano una protezione, tolta la quale il/la ragazzo/a si troverebbe indifeso. Alcuni studiosi credono che la rete li protegga anche da un probabile (quanto estremo) rischio di suicidio. In qualsiasi caso si consiglia di evitare di forzare l’uscita dal “ritiro” (ad esempio interrompendo la corrente elettrica o sospendendo l’uso del wi-fi domestico) mentre si propone ai genitori (o a chi per loro) di cercare di condividere, quanto più il soggetto glielo permetta, l’esperienza eremitica, così da aiutare il ragazzo/a ad un’uscita graduale, rispettandone i tempi. Ovviamente non si tratta di un processo breve.

Le motivazioni che li hanno condotti alla scelta dell’auto-isolamento sono varie. Una delle più accreditate è quella del disaggio personale che hanno vissuto nel confrontarsi con una società, la nostra, estremamente narcisista, in cui non si tollera la goffaggine o la bruttezza estetica. In pratica, la difficoltà maggiore di questi soggetti è quella di sentire il proprio corpo (o meglio l’idea personale del proprio corpo) come inadeguato. In risposta a ciò si rifugiano nella rete, un luogo dominato da corpi virtuali, dove possono scegliere il corpo più adeguato a sé, riuscendo contemporaneamente a nascondere le proprie reali fattezze ed evitando il senso di vergogna.

Oggi su internet è nata una comunità di supporto per questi “casi particolari”, si chiama hikikomori Italia il quale fondatore Marco Crepaldi ha dichiarato “l’obbiettivo è quello di sensibilizzare sul tema, perché non se ne parla per niente oggi in Italia e allo stesso tempo incominciare a fornire degli aiuti concreti.

Francesco Pizzinga

(P.s.: fonte di ispirazione il video pubblicato su youtube il 5 novembre 2017 dalla pagina Fanpage.it)

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