Ndrangheta e istituzioni in Calabria, un legame secolare

La Calabria rappresenta da sempre una grandissima dicotomia. Terra bellissima ma povera.

Il perché sia così povera è da attribuire ad innumerevoli fattori che si sono protratti nel corso dei due secoli scorsi.

In seguito alla delocalizzazione coatta delle fabbriche preesistenti, trasferite nel nord Italia dopo il processo di unificazione, la Calabria, che già allora non versava in condizioni ottimali, seppur non catastrofiche, si ritrovò svuotata completamente di quello che rappresentava ormai già da qualche decennio una vastissima opportunità di lavoro per tutti i suoi abitanti, oltre a quella offerta dal settore primario, si intende.

E mentre il Nord Italia iniziava un processo di crescita grazie alle industrie fiorenti, nel Sud la situazione degenerava senza che nessuno si occupasse di risolvere il problema.
Un destino comune incombeva su tutti i calabresi: impegnarsi nell’agricoltura, che per quanto nobile fosse, non permetteva ai più di arricchirsi e far circolare l’economia, oppure espatriare, trasferirsi altrove. Se andava bene si poteva cercare un’occupazione al Nord in modo tale da rimanere in Italia, se invece la ricerca di un lavoro al settentrione risultava infruttuosa, con il nodo in gola e le lacrime in viso, ci si avviava verso le lontane Americhe.

In questo contesto, in Calabria, poco prima della fine dell’800’, nacque l’Onorata Società, poi Ndrangheta.
La Ndrangheta primordiale, fondata sui principi dell’onore, non nasce con l’intento di delinquere. O meglio, nasce con l’idea di sostituire le istituzioni fantasma in Calabria, con lo scopo di fare giustizia in una terra dove non esisteva.

Di fatto, quando sorgevano controversie di ogni tipo, era più facile reperire i suddetti membri della “società”, che grazie alla loro influenza e nel rispetto delle regole dell’onore riuscivano sempre in qualche modo (a volte anche bruti) a risolverle, piuttosto che rivolgersi alle varie forze dell’ordine locali o alle istituzioni che, appunto, latitavano.

Situazione analoga successe in Sicilia e Campania. Da ciò possiamo dedurre come la criminalità organizzata trovi terreno fertile laddove manca lo Stato; quando si crea un buco, prima o poi, questo sarà sempre riempito e in questo caso il buco lasciato dalle istituzioni è stato a poco a poco riempito dalla ndrangheta, che poi vi ha eretto sopra le sue fondamenta e costruitovi il suo impero.

Un impero miliardario.

Nella sua fase embrionale, parliamo della fine dell’800’, la Ndrangheta cercava di ingraziarsi in qualsiasi modo i politici e gli uomini delle istituzioni per ricevere favori che l’avrebbero aiutata a far partire i suoi business illegali (macellazione clandestina, contrabbando di sigarette), che si sarebbero poi estesi a macchia d’olio e ramificati su tutto il territorio nelle decadi a seguire.

Col passare del tempo il rapporto tra l’onorata società e le istituzioni divenne quasi simbiotico; si venne a creare infatti un sistema fatto di legami, favori reciproci, prestanomi e intrecci segreti tra la politica e il malaffare che ha piano piano spolpato la Calabria fino all’osso, prosciugandola di qualsiasi risorsa.

Se infatti prima era il mafioso a servirsi della politica, ora avviene esattamente il contrario.
Non è raro oggi imbattersi in casi in cui il politico di turno si reca dal boss locale per chiedere la “grazia”, ossia lo spostamento di un bacino di voti abbastanza ampio da poter decidere le sorti delle elezioni, che si parli di comunali, regionali o politiche.
In Calabria ormai è la Ndrangheta a decidere chi deve andare al potere, e lo fa piazzando i suoi uomini che, per ricambiare il favore, concedono quanto più possibile ai loro elettori eccellenti: appalti, fondi regionali e/o europei e così via.

La Ndrangheta è una pianta cattiva che da troppo tempo ormai deturpa e minaccia quanto di bello c’è in Calabria;
Silenziosa, mutaforma, non si vede e non si sente ma si respira, è altamente percettibile.

Tutti sono a conoscenza della sua esistenza, nessuno ne parla.
Paura, sconforto, rassegnazione, abitudine, impotenza; queste le principali cause che rendono i calabresi vittime di questo sistema estremamente corrotto.

Vige ormai una sorta di assuefazione da parte dei cittadini. E lo Stato?
C’è. E’ presente, o almeno più di prima.
Ma vuole davvero sconfiggere la Ndrangheta? Anzi, più in generale, lo Stato vuole davvero eliminare le mafie? La risposta ovviamente è si, ma non è una partita facile, tutt’altro.
Si gioca su più fronti e l’avversario gioca sporco.
Si riuscirà un giorno a vivere senza le mafie, ma solo quando ci saranno uomini coretti e non disposti a legarsi mani e piedi a sistemi criminali, quando lo Stato offrirà maggiori garanzie rispetto al crimine, quando nessuno sarà più costretto ad abbassare la testa difronte ai soprusi di gente senza un’anima.
E’ una partita che tocca a noi sbloccare.

Enrico Sagulo

(da: https://enricosagulo.wordpress.com/2018/04/26/ndrangheta-e-istituzioni-in-calabria-un-legame-secolare)

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