Tutti a sc(q)uola!

Quando si palesa davanti agli occhi dell’opinione pubblica una situazione come quella presentatasi nelle scorse settimane nell’istituto ITC Carrara di Lucca, ogni uomo benpensante cerca colpevoli e salvatori che possano rimarginare delle crepe che sembrano manifestarsi in un battito d’occhio, ma certe dinamiche richiedono delle analisi più profonde ed elaborate. Allo stesso tempo, in queste situazioni fuoriescono personaggi che si arrogano il diritto di avanzare parola, ma che scambiano quasi per un dovere. Questo è il processo per cui basta la parola di qualche benpensante per poter spiegare un problema e poi poterlo risolvere, ma la questione è molto più complessa, se non fosse che è semplice, ma le affrettate opinioni di codesti benpensanti la rendono complicata, tralasciando il dato più ovvio, ovvero che di certe situazioni ne può parlare chi le ha viste. Ora io, con tutta l’umiltà che mi può essere concessa, mi accingo a consigliarvi qualche parola e qualche pensiero, per il semplice fatto che sono stato uno studente (vicino all’età dei ragazzi presi in questione) e che certe cose le ho viste… e venire a sapere di queste situazioni di bullismo (materia di reato in quanto offese recate a pubblico ufficiale) nei confronti degli insegnanti non mi commuove. Ma è necessario dapprima ricapitolare: sei ragazzi hanno compiuto il gesto preventivato di ridicolizzare pubblicamente un professore; un ragazzo lo umiliava intimandolo di assegnargli un sei in pagella, gli altri riprendevano con il cellulare in modo da ampliare il raggio di espansione dell’evento. Questo è il fatto così come è stato descritto dalle testate giornalistiche e da come chiaramente è emerso dai filmati prodotti dagli stessi ragazzi e ora di dominio pubblico. Dopo il fatto emergono le analisi.

Su questo caso sono intervenuti svariati opinionisti, ma la polemica più accesa è partita da un emerito giornalista nostrano cioè Michele Serra; Serra ha sostenuto che se l’azione di bullismo è stata perpetrata da ragazzi provenienti da un istituto diverso da un liceo, ciò dovrebbe essere giustificabile, in quanto in maniera molto naturale chi proviene da questi istituti di “serie B” ha un’educazione e una situazione economica e culturale inferiore rispetto a chi ha frequentato un liceo, dove invece i ragazzi sono più puri e immacolati della santa vergine Maria, e lì certi comportamenti non si verificano. Questa stessa giustificazione poco plausibile è poi sfociata in una filippica socio-politica secondo la quale, queste maledette classi subalterne che sfornano studenti ingrati che magari sceglieranno un istituto e non un liceo come loro percorso di studio, sono meno educate e più influenzabili e quindi determinano una crisi nel nostro apparato sociale e politico. Dopo queste affermazioni esposte nella rubrica di Serra legata a la Repubblica, sono intervenuti più e più soggetti giornalistici che hanno appoggiato o corretto la posizione di questo santone della stampa italiana. Penso che nessuno abbia la bacchetta magica per risolvere determinate situazioni, ma sempre da umile ex-studente liceale mi preme esporre la mia opinione, con la convinzione che certe situazioni le ho viste e quindi potrei essere un discreto testimone. Certe dinamiche di aggressione verbale e a volte fisica nei confronti dei professori si verificano nelle scuole superiori (in tutte) con la stessa rapidità delle parole poco pesate espresse da molti che parlano di situazioni mai vissute e che sulla situazione scolastica poco vi buttano l’occhio, e che se dovessero realmente farlo, penso rimarrebbero ciechi per il disastro educativo e pedagogico che da anni, se non da decenni viene perpetuato. In una scuola vi sono professori sottopagati e svogliati perché devono sottostare alle angherie combinate di genitori iperprotettivi nei confronti dei figli e di presidi che si preoccupano solo di mantenere lo status di diplomificio per la propria scuola, in modo da attrarre sempre più iscritti. In questa situazione un ragazzo proveniente da qualsiasi estrazione sociale e con la medesima educazione, già è influenzabile di suo per via dell’età adolescenziale, quindi tenderà a inseguire qualunque modello o qualunque moda che la parte lercia del mondo gli offre; poi questo dramma adolescenziale è acuito dall’ancora più aggressiva posizione di presidi e genitori che ordinano ai professori di far progredire la carriera del ragazzo quando in realtà il quesito è in parole molto semplici un perfetto spocchioso, seppure sempre fragile e influenzabile. Questo circolo vizioso sorprendentemente si manifesta più nella realtà liceale e non in quella di altri istituti, dove vengono scaricati i figli delle “migliori” e benestanti classi del paese, che così danno origine a una catena di arroganza e prepotenza, che a mio parere è una tra le cause della crisi del nostro sistema sociale, non la differenziazione sociale che non genera nessuna differenza di educazione o di preparazione didattica, in quanto il figlio di chiunque riceve la stessa educazione del figlio dell’altro. Va aggiunta anche una nota polemica nei confronti della gestione politica di questo paese, poiché i fondi dell’istruzione vengono sempre ridotti, e lì si allarga il divario tra influenzabili e non, ma tutti ne cadranno dentro, se l’istruzione è l’ultimo punto sulla lista degli obiettivi delle politiche recenti. Se proprio va buttato un altro occhio sul problema della didattica nelle scuole, è meglio restare ciechi, perché tutto ci interessa della scuola fuorché la didattica, l’unico garante della salute culturale di una comunità sociale, e che nel periodo cruciale dell’educazione giovanile, diventa testa o croce sul futuro dei nostri concittadini e del nostro povero paese.

Gianmarco Scrivano

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