Educazione sessista

“Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura.

All’inizio del Duemila la scuola italiana continua a tramandare modelli di mascolinità e femminilità rigidi e anacronistici. Il progetto POLITE (Pari opportunità nei libri di testo), nato sulla scia della Piattaforma di Pechino del 1995, aveva elaborato un Codice di Autoregolamentazione per gli editori, ma pare che le sue indicazioni non siano state accolte. Occorre allora che maestri e maestre, educatori e educatrici, si dotino di strumenti utili a decostruire il fondamento sessista su cui si fondano i saperi trasmessi a scuola.”

Questo è l’abstract parziale del libro “Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari” (Rosenberg&Sellier, Torino 2010)” di Irene Biemmi, docente presso l’Università di Firenze.

L’autrice concepì questo studio agli inizi degli anni Duemila, con lo scopo di controllare e verificare l’esito del progetto POLITE, un progetto europeo che aveva come obiettivo quello di creare un codice di autoregolamentazione per le case editrici scolastiche, in modo tale che i futuri libri di testo fossero immuni da pregiudizi sessisti.

La Biemmi iniziò quindi ad analizzare criticamente ogni casa editrice che realizzava libri di testo per bambini della IV elementare (De Agostini, Nicola Milano, Piccoli, Il Capitello, La Scuola, Giunti, Elmedi, Piemme, Raffaello, Fabbri), ma quello che scoprì è che poco o nulla era stato fatto.

Quello che emerge, nel suo lavoro, è che le disparità di genere si imparano fin da piccoli; di circa 350 storie per bambini, la docente ha distinto che:

  • Non c’è parità numerica. Il 59% dei protagonisti sono maschi e il 37% femmine, ma la realtà ci dice che la popolazione mondiale è composta da più donne che uomini;

 

  • Gli aggettivi più frequenti per gli uomini sono “audaci”, “coraggiosi”, ma anche “irosi” e “violenti”. Mentre le donne “vanitose”, “pettegole”, oppure “dolci”, “sensibili” e “fragili”;

 

  • I personaggi maschili si muovono in spazi aperti e liberi, lavorano e si mostrano in pubblico. Mentre le femmine stanno chiuse in casa con il grembiule;

 

  • I protagonisti maschili delle storie svolgono ben 50 diverse professioni, tra cui alcune particolarmente prestigiose, come l’esploratore, il geologo, l’ingegnere, il bibliotecario, il direttore di orchestra… mentre alle donne viene proposto un ventaglio molto limitato di attività professionali, tra cui la maestra elementare e la casalinga sono in assoluto le professioni più gettonate;

 

  • Per quanto riguarda, i comportamenti anticonvenzionali, cioè quelli che stridono con i canoni tradizionali, i cosiddetti anti-stereotipi, modelli divergenti e devianti, sono in stragrande maggioranza riferiti al mondo femminile (ma attenzione sono approvati solo per le bambine, detto “modello Pippi Calzelunghe”; mentre per le donne adulte sono modelli da criticare, perché in realtà ci vengono presentati per riaffermare un messaggio tradizionale: sarebbe meglio che le donne non lavorassero e che stessero a casa);

 

  • Ci sono diverse storie in cui c’è un bambino oppure una bambina protagonista che soffre e si lamenta perché la madre, appunto, lavora tutto il giorno, non ha tempo di preparare il pranzo e la cena e queste bimbe o questi bimbi sono molto tristi mentre il padre non è mai responsabile del malessere dei figli/delle figlie, perché non è suo dovere prendersi cura di loro; in tutte le storie non c’è un papà che accompagna i figli a scuola, che prepara la cena, che va a fare la spesa, che fa le coccole, che racconta una fiaba ai propri bambini. Tutte attività che i papà di oggi, invece, fanno abitualmente.

Cosa significa tutto questo? Che risvolti hanno nei bambini, che in quella fase raccolgono come spugne tutto ciò che vedono, per formare una propria personalità, un proprio carattere e una propria consapevolezza di sé?

Quello che ne esce fuori è palese a tutti, ma pochi capiscono che questo corrisponda a un problema fondamentale della nostra società: se si prova a chiamare una bambina “maschiaccio” o un maschio “femminuccia” si noterà già il primo grande stereotipo che viene inculcato. La bambina sarà quasi contenta, perché il concetto di maschio è positivo, significa che lei è movimentata, forte e sfrontata; ma il bambino, invece? Lui cercherà di dimostrare in tutti i modi che non è una “femminuccia”, perché è un termine sentito come dispregiativo, che tende all’omosessualità.

E ancora, viene insegnato la componente maschile della forza, della violenza; mentre alle bambine quella della debolezza, della fragilità. Che conseguenze ha questo? Un bambino meno forte o più sensibile non è un vero maschio. I bambini si fanno un’idea distorta gli uni degli altri. Ma anche di sé stessi.

E infine i genitori, perché ci si dispera se un maschio prende in mano una bambola, mentre si è quasi felici se una femmina giochi con i soldatini?

Ieri come oggi, la Scuola, da uno strumento di opportunità, diventa riflesso deviante di una società che non esiste più. È difficile per gli educatori, scrittori dei testi scolastici e genitori guardare avanti. Ma non siamo più negli anni ‘60, tutti i bambini sono liberi di essere chi vogliono.

La Scuola non è un luogo protetto, un’oasi felice. Deve corrispondere alla società che muta, non c’è una differenza nei sessi. Sebbene l’80% degli insegnanti elementari siano donne, sono loro stesse a replicare il modello di disparità.

Bisognerebbe rivedere i libri di testo, sensibilizzare all’educazione di genere, modificare e ripensare al linguaggio; qualcosa si sta facendo dagli inizi del 2000, certo è che se un papabile Primo Ministro si scandalizza se Frozen è omosessuale, ebbene le cose si fanno molto complicate.

Ma l’urgenza resta. L’urgenza di liberare le nuove generazione di Principi Azzurri e Belle addormentate nel bosco.

Antonio Marando

http://www.dols.it/2014/06/16/educazione-sessista/

http://27esimaora.corriere.it/articolo/lui-e-forte-e-lei-e-pettegola-i-libri-di-testo-delle-elementari-sono-sessisti/?refresh_ce-cp

http://narrazionidifferenti.altervista.org/leducazione-sessista-si-contrasta-anche-con-un-dizionario-illustrato/

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