Che mi dice Nietzsche oggi

Il gioco di parole “Nietzsche dice” è stato ed è per gran parte degli studenti che hanno avuto a che fare con la filosofia, (me in primis da studente universitario) un modo di dire simpatico per introdurre quello che è il pensiero di Friedrich Nietzsche, uno dei pensatori più controversi della storia della filosofia. Odiato e amato dai filosofi, allo stesso tempo amato ingenuamente da chi di filosofia poco se ne interessa, se non per rubare frasi di gran pensatori per ridurle ad aforismi vuoti, quasi come se questi avessero partorito grandi riflessioni per poi vederle ridotte a frasette della serie dei baci perugina, con il solito fine non conclamato ma piuttosto palese, di apparire menti sensibili con chissà poi quali “scopi”. Mi sembra chiaro che non era questo l’intento di Nietzsche, ma è un altro il territorio a cui voglio arrivare. È necessario che oltrepassi questa parentesi e arrivi al nocciolo della questione per spiegare in parole seppur povere ma spero congeniali, ciò che Nietzsche cercava di esprimere, per poi arrivare al riflesso che alcuni punti del suo pensiero hanno oggi. Nietzsche è considerato uno dei grandi rappresentanti del nichilismo, che non è un vero e proprio filone di pensiero, ma semplicemente l’attestazione che dell’uomo non si può fare una griglia di valori, motivo valido per poter arrivare ad una “trasvalutazione dei valori” che consiglia il nostro filosofo, con cui si può arrivare ad una consapevolezza della nullità dei valori umani e così poter abbracciare la vita nella sua complessità e tragicità. Quindi nichilismo è la parola su cui far ruotare la nostra riflessione.

Il nichilismo nietzschiano però aveva delle basi solide, difatti egli stesso ammetteva che vi erano nichilismi a lui precedenti, ma che non avevano alcun sbocco, perché portavano ad un intristimento della condizione umana, come nel caso di Arthur Schopenhauer. Quello che si auspicava Nietzsche era un superamento di questa forma di abbattimento dell’uomo “apollineo”, cioè di colui che accetta la vita passivamente con tutto quel macigno di valori da debole che non gli consentono di vivere realmente, e di approdare alla figura dell’uomo “dionisiaco”, cioè di quel tipo di uomo che accetta la tragicità della vita e guarda sempre in direzione della vita per non lasciarsi sfuggire niente. Senza togliere nulla a questo grande filosofo, stiamo parlando però sempre di riflessioni, e questo nichilismo è frutto di queste, quindi permane una sorta di opinione che il filosofo fa incarnare dentro il corpus del suo pensiero. Il punto interrogativo che mi pare lecito inserire riguarda la nozione di nichilismo oggi, nella società globalizzata, e se ne può parlare con le stesse intenzioni. I due orizzonti non sono lontani, però mentre Nietzsche nel parlare di nichilismo si scagliava contro la tradizione occidentale, che a suo parere è malata, oggi il nichilismo è il frutto più tangente della società globalizzata citata prima.

Parlare oggi di nichilismo significa parlare non tanto di mancanza di valori, ma di diniego di osservare semplici regole di normale convivenza, per il semplice principio originario del “ma a me che me ne frega”. La ragione per cui esiste questo modo di fare è che c’è una latente (ma non troppo) incuria dei rapporti umani, dettata dall’esaltazione feticistica dei prodotti materiali con cui quotidianamente ci ritroviamo a che fare, e che da questa società derivano, e che come un boomerang ritornano a noi, ma tagliano fuori il lato emozionale che se esiste, esiste solo per essere espresso o su lerci fogliettini che avvolgono i cioccolatini dei baci perugina, o per essere “postato” per far fuoriuscire un non so che di sensibile, quando in realtà l’essere sensibile lo si manifesta e lo si esercita quotidianamente, con le dure lotte e le belle gioie della vita, cioè i due aspetti su cui Nietzsche si sofferma e che a mio parere sono le due facce dello stesso volto della nostra vita.

Queste considerazioni non sono fini a sottrarre a nessuno il desiderio di vivere “dionisicamente”, come Nietzsche consigliava, ma che è necessario lavorare su di sé per vivere al meglio, e non farsi lavorare dalle norme e gli stupidi costumi vigenti, con il solo e unico risultato di non diventare esseri lobotomizzati e vuoti, nichilistici, del tipo di Schopenhauer, se vi rende più facile così l’idea.

Gianmarco Scrivano

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