Rino Gaetano: tra leggerezza e mistero

Salvatore Antonio Gaetano, o meglio Rino Gaetano, è un cantautore italiano di origine calabrese. È ricordato per i suoi brani cantati in modo ruvido, ma anche con la sua leggerezza e spensieratezza dei suoi brani. Però, in quella linea apparente di incoscienza e scapataggine, troviamo far parte dei suoi brani molte critiche alla classe politica del tempo, periodo degli anni 70. Periodo che vede molte novità e avvenimenti piuttosto disastrosi, soprattutto nel paese italiano; tra questi possiamo ricordare la strage di Gioia Tauro nel 1970, la strage della questura di Milano nel 1973 e per finire l’uccisione di Aldo Moro nel 1978; eventi che macchiarono indelebilmente la storia del nostro paese. Oltre agli avvenimenti sopracitati, ci furono altri scandali e storie che non passarono inosservati al cantautore crotonese, e che fece presente nelle sue canzoni. Brani trattati con tanta incoscienza e serenità, ma che hanno quell’elemento di forti riflessioni e interrogatori su ciò che in effetti, come sembra ci racconti il cantautore, ci circonda, arrivando ad una conclusione che infine non è tutto poi così limpido come sembra. Rino, che addirittura descrive la fine dei suoi giorni in un suo brano, “La ballata di Renzo” (1971), in cui parla della sua futura morte, avvenuta dieci anni dopo. Morte avvenuta a causa di un incidente stradale, rifiutato la sera del sinistro da più di 3 ospedali; e al momento della morte neanche un posto al cimitero, proprio come viene descritto nel suo brano dieci anni prima.

“La strada molto lunga

s’andò al san Camillo

e lì non lo vollero per l’orario.

La strada tutta scura

s’andò al san Giovanni

e lì non lo accettarono per lo sciopero.”

(tratto dalla canzone: “La ballata di Renzo”)

Ma questo non è l’unico brano in cui troviamo segretezza: ne abbiamo molti altri, dove fa piccoli riferimenti ad alcune verità poi venute a galla, come in “Nun te reggae più”, cita un nome apparentemente senza senso come Cazzaniga. Quest’ultimo nominato nel brano dopo aver ripetuto più volte nel brano “DC”, e scoperto in seguito finanziatore del partito democristiano. Ma non solo, c’è da sapere che questo brano scritto da Rino Gaetano è stato censurato, e nel testo originale faceva nomi come quello del banchiere Ferdinando Ventriglia e Camillo Crociani (scandalo Lockheed e loggia P2). Quindi, facendo alcuni riferimenti storici, è possibile unire i pezzi dei testi del cantautore, come nella canzone “e Berta filava”, dove fa due nomi in particolare, Mario e Gino, anticipando i nomi di Mario Tanassi e Luigi Gui, coinvolti nello scandalo Lockheed. Scandalo che vede una dazione di tangenti a politici italiani da parte della Lockheed per favorire l’acquisto in Italia da parte degli aerei prodotti da questa casa aeronautica americana. Era un personaggio scomodo, così nominato dall’avvocato Bruno Mautone, il quale sottolinea questi avvenimenti nel libro “chi ha ucciso Rino Gaetano” e fa molti collegamenti tra gli scandali successi negli anni 70-80 e i brani del cantautore calabrese. Rino, che parlava di “bugie storiche” con molta precisione già prima che venissero a galla, e le introduceva nei suoi testi con vaporosità, come se volesse mandare un messaggio al popolo, ignaro di cosa stava succedendo dietro le quinte del loro paese tanto amato.

Rino Gaetano, che forse sapeva troppo, e che morì “incidentalmente” alla giovane età di 31 anni, senza che si sapesse bene la dinamica del sinistro stradale, descritta proprio come aveva immaginato la morte di Renzo nel suo brano.

Simone Vivona

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