Reddito di cittadinanza, per fare chiarezza

In questi ultimi giorni a quanto pare si parla solo di reddito di cittadinanza. 
Si possono leggere ovunque sul web ironie di ogni tipo sulla vicenda che ha letteralmente spaccato in due l’Italia, tra quelli che ne sostengono la causa e quelli che, appunto, lo deridono.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio di che cosa si tratta.

Il reddito di cittadinanza, o reddito minimo garantito, è una manovra economica presente, seppur in modelli diversi, in quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, solo due ne sono ancora sprovvisti: la Grecia e l’Italia.

A cosa serve?

Serve a garantire ai cittadini più deboli (NB ai cittadini più deboli, non a tutti) di vivere in maniera dignitosa, così come l’Europa chiede dal 1992.

Hanno accesso a questo reddito tutti coloro i quali, una volta scaduta l’indennità di disoccupazione (che in Italia è l’ultimo baluardo disponibile a tutela dell’individuo) non riescono a trovare un lavoro.

Negli ultimi anni però, in alcuni stati europei, ne ha potuto beneficiare anche chi, pur possedendo un lavoro, non è riuscito ad emergere dallo stato di bisogno.

Andiamo a vedere ora la proposta del reddito di cittadinanza italiana, avanzata dal MoVimento 5 stelle

Come funziona? Bisogna innanzitutto avere più 18 anni, essere disoccupati o inattivi, percepire un reddito o una pensione sotto la soglia dei 780 euro. In secondo luogo bisogna rendersi disponibili a lavorare e iscriversi ai Centri per l’Impiego pubblici ( sono esonerati le madri o i padri con figli minori di 3 anni, i disabili e i pensionati ) e iniziare un percorso di ricerca attiva di un’occupazione, frequentando corsi di formazione e facendo colloqui con gli operatori dei centri. Nel frattempo si dovrà contribuire a progetti sociali del Comune di appartenenza per 8 ore alla settimana. Non è finita qui; è fondamentale infatti la disponibilità effettiva ad accettare un posto, una volta trovato. Chi nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione rifiuta più di tre proposte di impiego ritenute congrue e chi “sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata dal responsabile del centro per l’impiego”, perderà il reddito di cittadinanza.

Il beneficio massimo varia a seconda della composizione del nucleo: un single avrebbe diritto a un massimo di 9.360 euro l’anno, due adulti senza figliriceverebbero fino a 1.170 euro al mese (14.040 euro annui), unadulto con un figlio minore di 14 anni fino a 1.014 euro al mese (12.168 euro l’anno), due adulti con due figli sotto i 14 anni otterrebbero al massimo 1.638 euro al mese (19.656 euro l’anno), due adulti con tre figli fino a 22.464 euro l’anno e così via.

Alcuni modelli presenti in Europa:

DANIMARCA – Il modello scandinavo. Informato ai principi dell’universalismo, il sistema danese è tra i più avanzati del continente ed è basato su un pilastro principale: il Kontanthjælp, l’assistenza sociale. Il sussidio è tra i più ricchi: la base per un singolo over 25 è di 1.325 euro (escluso l’aiuto per l’affitto, che viene elargito a parte), che arrivano a 1.760 per chi ha figli. I beneficiari che non hanno inabilità al lavoro sono obbligati a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare offerte appropriate al loro curriculum, pena la sospensione del diritto. A differenza della maggior parte degli altri paesi, il sussidio è tassabile. E se ci si assenta dal lavoro senza giustificati motivi, viene ridotto in base alle ore di assenza. Fino al febbraio 2012, poi, esisteva lo Starthjælp, letteralmente “l’indennità di avviamento ad una vita autonoma”, il cui contributo minimo era di 853 euro: il beneficio è stato abolito in un tentativo di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema.

GERMANIA – Il modello centroeuropeo. In Germania lo schema di reddito minimo è basato su 3 pilastri: l’Hilfe zum Lebensunterhalt, letteralmente un “aiuto per il sostentamento“, un assegno sociale per i pensionati in condizioni di bisogno (Grundsicherung im Alter) e un sostegno ai disoccupati con ridotte capacità lavorative (Erwerbsminderung). Dal 1° gennaio 2013 il contributo di primo livello (il più alto) è di 382 euro per un singolo senza reddito. Sussidi per l’affitto e il riscaldamento vengono elargiti a parte, come le indennità integrative per i disabili, i genitori soli e le donne in gravidanza. Lo Stato pensa anche alla prole: 289 euro per ogni figlio tra i 14 e i 18 anni, 255 euro tra i 6 e i 14 anni, 224 euro da 0 a 5 anni. La durata è illimitata, con accertamenti ogni 6 mesi sui requisiti dei beneficiari, a patto che chi è abile al lavoro segua programmi di reinserimento e accetti offerte congrue alla sua formazione. Ne hanno diritto i cittadini tedeschi, gli stranieri provenienti da paesi Ue che hanno firmato il Social Security agreement e i rifugiati politici.

REGNO UNITO – Il modello anglosassone. Oltremanica il reddito minimo è garantito da un complesso sistema di sussidi basati sulla “prova dei mezzi”, la misura del reddito dei richiedenti. L’Income Support è uno schema che fornisce aiuto a chi non ha un lavoro full time (16 ore o più a settimana per il richiedente, 24 per il partner) e vive al di sotto della soglia di povertà. Il sostegno ha durata illimitata finché sussistono le condizioni per averlo e varia in base ad età, struttura della famiglia, eventuali disabilità, risorse che i beneficiari hanno a disposizione: chi ha in banca più di 16mila sterline non può accedervi e depositi superiori alle 6mila riducono l’importo del sostegno. Le cifre: i single tra i 16 e i 24 anni percepiscono 56,80 pound a settimana, gli over 24 arrivano a 71,70 (per un totale di circa 300 sterline al mese, pari a 330 euro, contro le 370 del 2007). Un aiuto dello stesso importo garantisce la Jobseeker Allowance, riservata agli iscritti nelle liste di disoccupazione: “Per riceverlo il candidato deve recarsi ogni due settimane in un Jobcenter e dimostrare che sta attivamente cercando lavoro”. Lo Stato aiuta chi ha bisogno anche a pagare l’affitto e garantisce alle famiglie assegni per il mantenimento dei figli.

FRANCIA – Esperimento di reddito modulare. A due diversi tipi di sostegno rivolti ai disoccupati, si è aggiunto nel 1988 il Revenu Minimun d’Insertion, sostituito nel giugno 2009 dal Revenu de Solidarité Active. Ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Un singolo percepisce 460 euro mensili (in aumento dai 441 del 2007), una coppia con 2 figli 966 euro. E il sussidio, che dura 3 mesi e può essere rinnovato, aumenta con l’aumentare della prole. Perché il sostegno non si trasformi in un disincentivo al lavoro, il beneficiario deve dimostrare di cercare attivamente un’occupazione, partecipare a programmi di formazione e l’importo del beneficio è modulare: man mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio, ma in questo modo il reddito disponibile aumenta.

BUONE PRATICHE

Belgio. Quello belga è un sistema rigido, ma generoso: 725 euro il contributo mensile per un singolo. Con l’inizio della crisi Bruxelles ha, inoltre, aumentato le tutele, adottando nel luglio 2008 per gli anni 2009-2011 l’Anti-Poverty Plan, un’ulteriore serie di misure per garantire il diritto alla salute, al lavoro, alla casa, all’energia, ai servizi pubblici. Inoltre il Belgio è tra i paesi che, con Germania e Danimarca, consentono di rifiutare un lavoro perché non congruo al proprio livello professionale senza vedersi sospeso il sussidio (idea affine a quella proposta in Italia da M5S e Sel): un meccanismo studiato per contrastare quella fascia di lavori a bassa qualificazione che prolifera in conseguenza dell’obbligo di accettare un impiego per non perdere il sostegno.
Irlanda. Anche quello irlandese figura tra i sistemi più generosi: 849 euro il contributo massimo per un singolo. E grazie al Back to Work Allowance nell’isola un disoccupato che intraprende un’attività lavorativa continua ad usufruire dei sussidi per diversi mesi dopo l’avvio del lavoro. Anche se si riprendono gli studi si può richiedere un sostegno al reddito grazie al Back to study Allowance.


Olanda.
 I Paesi Bassi, invece, oltre ad avere un sistema di manica larga con singoli (617 euro il contributo mensile massimo) e famiglie (1.234 euro, sia che si tratti di coppie sposate che di coppie di fatto, con figli e senza) hanno messo a punto il Wik, una misura specifica per gli artisti, studiata per garantire una base economica a chi si dedica alla creazione artistica.

fonti: IlFattoQuotidiano

Enrico Sagulo

(da http://www.enricosagulo.wordpress.com)

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