Il governo che verrà: verso la Terza Repubblica – Seconda Parte

Negli ultimi giorni, sulle varie testate nazionali, si sono avanzate ipotesi di ogni genere. Queste, però, non provengono ancora da una decisione dei partiti che si trovano ora in una fase di attesa e di riflessione, in cui fare i conti con i numeri usciti fuori dalle urne.

Gli interrogativi con cui vi ho lasciati nel mio ultimo articolo non trovano una facile risposta. L’analisi politica che mi appresto a fare non sarà magari la più puntuale e veritiera, anche perché gli stessi partiti non hanno ancora chiare le proprie intenzioni.

Per chi se la fosse persa, qui troverete la prima parte riguardante i risultati delle recenti elezioni, con l’analisi dei vincitori e dei vinti.

Quali sono ora i cambiamenti possibili all’interno dei principali partiti? E quali saranno i possibili scenari per la formazione del nuovo governo?

Partiamo da uno dei partiti sconfitti alle elezioni, ma che risulta in questo quadro indispensabile per la formazione di un nuovo governo: il Partito Democratico.

Dopo le dimissioni, il segretario Matteo Renzi (che in campagna elettorale aveva dichiarato di rimanere segretario fino al 2021 qualsiasi cosa fosse successa), ha convocato la direzione del partito per il prossimo lunedì, in modo da mettere ai voti il sostegno ad un eventuale governo con maggioranza 5Stelle o Centro-Destra, oppure restare all’opposizione, lasciando che siano gli altri partiti ed il Presidente della Repubblica a sbrogliare la matassa. Dalle prime dichiarazioni post-voto, il segretario dimissionario Matteo Renzi, insieme al 90% (?) del partito, è contrario al sostegno di un governo del Movimento 5 Stelle. Le uniche timide aperture sono arrivate dalla minoranza interna guidata da Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia e da Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera dei Deputati (in sostanza, per un governo di scopo che converga su alcuni temi: “meglio Di Maio che Salvini”).

Luigi Di Maio, vincitore indiscusso delle elezioni, è al momento in una posizione di difesa. Aspettando le mosse dei partiti sconfitti, ha dichiarato che bisognerà per prima cosa trovare un accordo sul tema dell’economia, prima grande sfida che si presenterà al nuovo governo ad aprile, quando si dovrà stilare il Documento di Economia e Finanza (DEF). L’ipotesi, però, di un sostegno numerico da parte del Partito Democratico e di Liberi e Uguali al voto di fiducia, senza alcuna rappresentanza al governo, sembra molto improbabile. A mio avviso, un’apertura da parte del Movimento 5 Stelle per inserire nella squadra di governo alcuni ministri PD e LeU, è forse l’unico possibile scenario che possa portare ad un governo (stabile) così composto e che non farebbe perdere troppo consenso a nessuna delle forze politiche in campo. Massimo D’Alema (LeU) ha già dichiarato che il dialogo con i grillini è necessario.

Dalla sua parte, Matteo Salvini, incassata la piena fiducia dall’alleato Berlusconi, aspetta l’incarico dal Presidente Mattarella. Il leader leghista sembra già aver acquistato l’antipatia delle istituzioni europee, preoccupate per le sue parole di odio ed intolleranza durante la campagna elettorale. Ieri ha affermato di voler procedere, per prima cosa, ad una manovra finanziaria che vada in senso contrario rispetto alla linea concordata a Bruxelles. Salvini ha anche dichiarato che vede con preoccupazione un gruppo del Partito Democratico, guidato dall’attuale premier Paolo Gentiloni, che sarebbe pronto a sostenere un governo di scopo con il Movimento 5 Stelle.

Ma ora, quali saranno i prossimi passi?

Innanzitutto, bisognerà che i partiti dialoghino. Essi dovranno dapprima accordarsi sulla nomina dei Presidenti di Camera e Senato. Poi, il 23 di marzo, saranno convocati per la prima volta tutti i nuovi parlamentari. Qui potrà quindi farsi l’idea della consistenza dei vari gruppi parlamentari. A questo punto la palla passa al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il presidente aprirà la fase delle consultazioni, ascoltando tutti i vari gruppi parlamentari. A quel punto, affiderà l’incarico (almeno esplorativo) di formare un nuovo governo al candidato che possa avere maggiori possibilità nell’ottenere la fiducia, in base alle posizioni dichiarate dai vari partiti in sede di consultazione.

L’importanza di questo voto si evince anche da un cambiamento di prospettiva da parte del mondo imprenditoriale e della stampa. Prima del voto, questi ultimi, visti i sondaggi, sembravano schierati a favore dell’anziano leader azzurro Silvio Berlusconi. Dopo il voto, la situazione è già cambiata: dal vecchio intellettuale di Repubblica Scalfari che dichiara che “Di Maio è la sinistra moderna” e potrebbe creare con il PD un “Partito Unico” della sinistra, a Marchionne di FCA, da Confindustria alle cooperative rosse di Legacoop, tutti sono già saliti sul carro del leader pentastellato.

In conclusione, il voto del 4 marzo, sembra avere sconvolto i vecchi equilibri nel sistema partitico e non solo del nostro Paese e riprendendo i punti del mio primo articolo al riguardo, posso dire che qualcosa sembra cambiato e qualcosa forse cambierà. Verso la Terza Repubblica:

1) La corruzione, presente nell’intero tessuto dell’amministrazione dello Stato, rappresenta un cancro ancora da estirpare;

2) Le ultime elezioni hanno prodotto un nuovo bipolarismo, mettendo fine alla breve parentesi tripolare auspicata dai sondaggisti e spazzando via una buona parte del Centro-Sinistra, con i nuovi partiti a contendersi il vuoto creatosi;

3) Il numero dei partiti nel nuovo Parlamento si attesterà sugli 11-15, quindi ai livelli di Prima e Seconda Repubblica;

4) Come da tradizione, alla luce delle elezioni, non vi è una maggioranza stabile. Il governo che si cercherà di formare conterrà probabilmente partiti tra loro molto differenti che potrebbero non dare un governo stabile per la XVIII Legislatura. Ciò è dovuto soprattutto alla nuova legge elettorale, che non contenendo più l’eccessivo ed incostituzionale premio di maggioranza della precedente, complica la ricerca della maggioranza;

5) La selezione della classe dirigente è ancora da valutare. È da sottolineare, però, lo “tsunami” del Movimento 5 Stelle che ha di fatto portato una squadra di sconosciuti all’interno delle istituzioni, travolgendo i vecchi notabili di partito.

Tanti sono gli scenari possibili ancora in campo. Anche il ritorno al voto, nel caso che il PD voglia seguire la linea “irresponsabile” del suo leader Renzi. E se il governo che verrà non avrà il sostegno di almeno una parte della “sinistra responsabile” degli ultimi governi, bisognerà allora accettarlo e prepararsi per il futuro. Così come diceva uno dei più grandi cantautori di sinistra, Lucio Dalla, nella sua canzone del 1979 intitolata “L’anno che verrà”:

L’anno che sta arrivando,

tra un anno passerà

io mi sto preparando,

è questa la novità.

 

Antonino Zampaglione

fonti: Corriere della Sera

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