Non scordare: Salviamo il salvabile

“A petra chi non faci lippu sa leva a fiumara”

Anche se molti detti calabresi vanno in contrasto con il modo moderno di pensare, posso dire con sicurezza che molte frasi tramandate dai nonni dei nostri nonni e che sono giunte a noi, ancora oggi sono veritiere.

Senza aver avuto la possibilità di studiare, i nostri antenati hanno capito come funziona la vita, o meglio si sono dettati regole per poter sopravvivere in questa terra così angusta ma allo stesso tempo meravigliosa, una terra così bella che uno studioso quando arrivó in una zona di montagna nei pressi di Catanzaro vide da una parte lo Jonio e dall’altra il Tirreno. Quel giorno la Calabria fu nominata “la foglia di Alisier” proprio perché si accorse che la Calabria é come quella foglia, da una parte i monti rocciosi gli danno un colore argentato e dall’altra un colore verdastro.

Il detto citato all’inizio dell’articolo sta a significare che nella vita bisogna avere basi solide per costruirsi un futuro, in modo da non essere trascinato dalla corrente e finire alla deriva. Come ben sapete quando una cosa sta ferma in acqua, che sia acqua salata o dolce, ecco su quell’oggetto si crea il muschio “U lippu” che nella vita è il risultato di un lavoro costante e ben organizzato. Oggigiorno molte persone si dimenticano delle proprie tradizioni e dei bei insegnamenti che la nostra lingua ci può regalare. Purtroppo se scaviamo nella nostra storia ci troviamo anche molti pensieri e ragionamenti CONTORTI, sto parlando del pensiero ndranghetista! Ma questa che ci piaccia o meno è la nostra cultura; cultura che va conosciuta e studiata per capire effettivamente chi siamo e come dobbiamo fare per non essere così! Vi lascio con questa stupenda canzone partorita dal cantate calabrese Turi. (Alla fine del testo troverete il link per ascoltare la canzone)

(Rit. x2):
Non scordare, l’origin e ha un valore,
non dimenticare quel calore, diffondi quel folklore.
Non scordare, abbiam gli stessi geni, costumi e tradizioni
io so da dove vieni.

Forse tu non sai, ma tuo nonno combatteva la fame,
lavorava giorno e notte per portare a casa il pane,
tuo padre era un bambino il volto, sporco di terra
negli occhi l’innocenza era appena il dopoguerra.
Una chitarra che suonava,
la radio sempre accesa una luce soffusa la casa illuminava,
profondo sud, anni e anni or sono,
in campagna a lavorare in chiesa a chiedere perdono,
per le strade polvere, poco asfalto
Dio guardava dall’alto la povertà messa in risalto.
Famiglie numerose, fiere rumorose,
galere sempre piene per forza di cose,
cartoline in bianco e nero sopra al comodino,
sognando mille lire al mese per cambiare ‘sto destino,
io non c’ero ma sti fatti sono pezzi del mio cuore
io proteggo e diffondo ‘sto calore.

Rit. (x2)

Processioni: madonne ricoperte d’oro massiccio
illuminazioni colorate sul traliccio,
giovanotti in doppio petto e mocassino,
vicende di un piccolo paesino,
faccende che ho vissuto da bambino.
E adesso pure a me suonano strane
ricordo odore di vino e noccioline americane,
un cane che abbaia fa eco giù nei vicoli,
una massaia col rosario spera nei miracoli.
Giù nell’osteria c’è chi grida e si urla,
tutti vogliono pagare o offrire un giro a birra.
Si parla dell’annata e il raccolto delle olive,
sconvolti dall’ondata delle pioggie cattive e nocive,
anche perchè è l’unica risorsa,
due lire nella borsa ma la vita va di corsa.
Realtà dispersa, ma non posso scordare,
diffondo ‘sto calore, è un pezzo del mio cuore.

Rit.

Panorami che rimangono, montagne che non mutano,
generazioni nuove ma quegli occhi mai non cambiano,
inverni eterni, passati nel viale a giocare
pargoletti cresciuti sfamati a olio, pane e sale.
Non scordare quel rosso sulle guance
il carbone che brucia e un forte arome d’arance.
province su province, pastori col fucile a tracollo
falegnami, calzolai martello e scalpello
un gentiluomo col cappello bivacca nella piazza,
ossequi saluti, ma se sgarri t’ammazza;
troppa fierezza, il rispetto qui è legge,
è la norma che vige e attecchisce sul gregge,
regole egrege, riti secolari.
sapori del sud che attraversano mari,
ricordi le valigie di cartone, quei treni pieni,
ecco non scordare, ricorda tu da lì vieni.
Funky Cabaret: non volgiono scordare,
Devon & Giga: non vogliono scordare,
Luca Giurleo e Firu: non vogliono scordare,
Riskin’ Worldwide: non vuole scordare,
Lugi e Dj Marcio: non vogliono scordare,
Angelino e Fightin’ Soul: non vuole scordare,
I Manetti Bros: non vogliono scordare
Next One Cannavò: non vuole scordare,
Gate Keys e Gate Keepaz: non vogliono scordare,
Gruff, Josta e Pinzu (SM e THC, Torino): non vogliono scordare,
Gopher D e il Salento: non vogliono scordare,
Fritz Da Cat: non vuole scordare,
la famiglia Cellamaro: non vogliono scordare,
Enzo “Aken” : non vuole scordare,
il mio amico Joseph Pinzu: non vule scordare,
chiunque abbia scordato: non vuole scordare!)

Pietro Carlino

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