Il Presidente della Corte Costituzionale all’Unical

Un’altra giornata importante si sta per chiudere. L’ennesima per l’Univesità della Calabria che soltanto un anno fa, il sei febbraio, accoglieva il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
L’inizio della lectio magistralis del Presidente della Corte Costituzionale Prof. Paolo Grossi è programmato per le nove e mezza.
Sin dalle otto centinaia di liceali accompagnati dai loro professori affollano il parcheggio antistante l’Aula Magna. Si entra fino alle nove meno un quarto, è il protocollo di sicurezza.
L’Aula Magna è blindata, ma le misure di sicurezza sono meno stringenti di quelle del sei febbraio scorso, quando a varcare la soglia dell’Aula intitolata a Beniamino Andreatta era stato l’inquilino del Palazzo del Quirinale.

Una volta entrati, ecco una piacevole sorpresa per chi – noi studenti – era stato costretto ad assistere alla cerimonia d’inaugurazione del quarantacinquesimo anno accademico dell’Università della Calabria soltanto dalle ultime file: gli studenti, questa volta, hanno la priorità. Prime file.
Ciononostante molti posti delle prime file rimarranno riservati, ma vuoti. Complice la quasi totale assenza dei rappresentanti degli studenti in seno al Consiglio degli Studenti.

La cerimonia inizia alle nove e quarantaquattro e a prendere la parola è il Direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche prof. Franco Rubino che in qualità di moderatore dà la parola al Rettore per un breve saluto.
Anche oggi il padrone di casa dà mostra della grandezza del nostro Campus tramite una video-presentazione che è ormai un rituale.
Dopo le parole del prof. Franco Rubino – che nel suo intervento riprende il discorso che Piero Calamandrei pronunciò nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria davanti agli studenti milanesi nel gennaio del 1955 – a prendere la parola è il Coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza prof. Enrico Caterini.
E’ il professore Caterini ad aver invitato il suo «amico da tanti anni» all’Università della Calabria.
«Lei impersona la figura del giurista dedito alla verità, alla giustizia e al Bene», dice al «professore universitario prestato per 9 anni alla Corte Costituzione», come ama autodefinirsi il prof. Paolo Grossi.

Un breve e profondo intervento di saluto del Prof. Caterini introduce la lectio magistralis del presidente della Consulta che sarà – e lo dirà lui stesso – rivolta ai giovani, agli studenti, non alle (poche) autorità presenti.
«I giovani hanno il diritto ad avere contatti con la Corte Costituzionale e con i giudici della stessa. Che i giudici vadano in tutta Italia e abbiano contatti con i giovani». E ancora: «il Palazzo della Consulta non è un castello murato, ma ha tante porte e finestre aperte verso l’esterno».

Entra nel vivo della lezione, il cui titolo è «La Costituzione “sociale” dopo 70 anni», ammonendo subito: «Conosciamo troppo poco la Costituzione. Se la si conosce non si può poi non amarla».
La lezione appassionerà i presenti per circa un’ora attratti dall’eloquio così chiaro e preciso del Prof. Grossi.
Un filo continuo che parte dal primo costituzionalismo – quello astratto, quello de «la legge è uguale per tutti», quello dell’uguaglianza soltanto formale che Anatole Françe, nel suo romanzo Le lile rouge, definisce come quell’uguaglianza che proibisce di dormire sotto i ponti al barbone così come al ricco, che proibisce di rubare il pane al miserabile come al ricco – fino ad arrivare al costituzionalismo moderno. Da quello della società borghese e del liberismo economico che «è tipico di una società considerata come piattaforma amorfa e passiva» a quello dello Stato moderno in cui «c’è un dinamismo, una frammentarietà, un pluralismo sociale e giuridico». Humus ideale per la nascita delle Costituzioni moderne, molto diverse dalle Carte dei Diritti.

«Leggete i verbali della Costituente, della Commissione dei 75. I Costituenti lavoravano leggendo. Avevano capito che il diritto è uno strumento per l’uomo, non per lo Stato». L’anteriorità della persona di La Pira, che fu professore di Diritto Romano del Presidente Paolo Grossi. La persona, quale creatura relazionale, non l’individuo.
Per il Presidente della Corte Costituzionale la Costituzione è «un breviario giuridico per ogni singolo cittadino italiano. E’ lo strumento di garanzia suprema».

E’ orgoglioso del ruolo che riveste attualmente la Corte Costituzionale.
E per far capire cos’è concretamente la Corte dice che «è come una valvola respiratoria per la società italiana».
«In occasione dei 60 anni dalla nascita della Corte ho chiamato alcuni studiosi per analizzare l’operato della Consulta. Bene, in 60 anni, grazie alla Corte Costituzionale, sono aumentati i diritti fondamentali».
Chiude rinnovando l’invito rivolto in apertura agli studenti: «conoscere la Costituzione. Conoscerla per amarla».

Prima del saluto finale spetta al Rettore consegnare una targa al Presidente della Corte Costituzionale che tra un mese vedrà scadere il suo mandato novennale.

«Immensa gratitudine per l’accoglienza affettuosa ma, soprattutto, per una splendida mattina trascorsa in perfetta comunione con docenti e studenti sicuro che il primo ad esserne arricchito sono proprio io».
Con questa dedica – che contiene tutta l’eleganza e l’umiltà del Professore Paolo Grossi – si chiude un’altra giornata importante per il microcosmo-Unical.

Vincenzo Laganà

(da http://www.vincenzolagana.com)

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