Un campo di concentramento in Calabria, Ferramonti

Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’armata Rossa entravano nel campo di sterminio di Auschwitz, liberando i sopravvissuti e ponendo fine al brutale atto di follia della Germania nazista che tutti conosciamo.
L’Italia a partire dal 2000 decise di istituire per tale giorno la commemorazione delle vittime di quella che fu la pagina più buia della storia dell’uomo, per evitare che tutto ciò possa ripetersi; pochi anni più tardi, nel 2005, le Nazioni Unite sulla scia dell’iniziativa italiana istituirono la Giornata della Memoria.

Lo sconcertante piano di Hitler prevedeva lo sterminio della razza ebraica attraverso i campi di sterminio, delle strutture create appositamente per raggruppare ebrei, oppositori politici, omosessuali, zingari e altre minoranze che “minavano” al proliferarsi della razza ariana tedesca, senza nessuna differenza di sesso o età.

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E’ stato stimato che furono addirittura 15.000 i campi di concentramento costruiti in tutta Europa a partire dal 1933, molti dei quali furono distrutti dagli stessi nazisti prima della fine della guerra per cancellare le prove.

In Italia, alleata e complice della folle iniziativa tedesca, i campi furono principalmente cinque:
-Il Campo di transito di Fossoli
-Il Campo di transito di Bolzano, operativo da maggio 1944 a maggio 1945
-La Risiera di San Sabba (Trieste)
-Il Campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), operativo da settembre 1943 a febbraio 1944
-Il Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria

In termini numerici, quest’ultimo fu il più grande.
Situato nella provincia di Cosenza, il campo venne costruito su una zona paludosa. Non fu mai un campo di sterminio, ma solo di reclusione.
Sui circa 4000 ebrei che passarono per il campo nei suoi 3 anni di attività, solo, si fa per dire, 38 furono i morti, tutti per cause naturali o malattie. L’ironia della sorte vuole che gli unici 4 a morire sotto i colpi delle mitragliatrici furono per mano degli alleati, che sorvolando il campo e scambiandolo per una base militare nazi-fascista, aprì il fuoco.

Il campo, divenuto museo, esiste ancora oggi ed è possibile visitarlo.

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Enrico Sagulo

(da: enricosagulo.wordpress.com)

 

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