Jean-Michel Basquiat, straight outta nowhere

“The American dream”, il sogno americano.

Con questa espressione, mantra di un secolo assai controverso e altalenante sotto ogni aspetto quale è stato il ventesimo, si alludeva alla possibilità, per qualsiasi individuo, di ambire tramite il duro lavoro, l’impegno costante, il coraggio ed un pizzico di sfrontatezza, ad un tenore di vita migliore, per appunto concedersi il lusso di trascorrere il soggiorno terreno in modo da essere degnamente ricordato.

La storia di cui parleremo oggi è quella di un genio, senza mezzi termini, contraddistinto dalla sua sregolatezza. E’ la storia di Jean-Michel Basquiat , uno che il sogno americano non l’ha propriamente vissuto, ma più che altro si è visto letteralmente investito, inghiottito dalla chimera del successo per essere masticato e poi sputato.

STRAIGHT OUTTA NOWHERE

Direttamente dal nulla. Esattamente da dove veniva Jean-Michel Basquiat.
Figlio di padre haitiano e di madre statunitense ma di origine portoricana, a soli 15 lascia casa sua e decide di andare a vivere per strada, dimostrando a se stesso ancor prima che al mondo che la sfrontatezza per vivere il sogno americano non mancava, così come l’incoscienza e la consapevolezza di essere destinato a qualcosa di più grande di lui.

Arte, sesso e droghe

I tre capisaldi della sua breve vita.

Poche donne riuscivano a resistere al suo fascino, ai suoi lineamenti aggraziati e al suo carattere indecifrabile, una personalità cangiante, eclettica e impossibile da descrivere.
Dal canto suo Basquiat non disdegnava nulla, donne o uomini che fossero, si prostituiva spesso per pagarsi l’ingresso nel locali più in della New York degli anni 80 dove era facile incontrare i più grandi artisti del tempo, o più semplicemente per soddisfare alcuni tra i suoi vizi preferiti. Jean-Michel era infatti un consumatore abituale di marijuana, cocaina, LSD ed eroina e spesso era solito assumere queste sostanze per trovare l’ispirazione e fare quello che meglio gli riusciva: arte.

Droghe, sesso e arte,
senza queste tre cose non avremmo mai sentito parlare probabilmente di Basquiat oggi.
La sua vita, che piaccia o meno, ha sempre girato intorno a queste tre cose.
Dopo una breve esperienza in una scuola d’arte lasciata prima del tempo, Basquiat, in una giornata non meno anonima delle altre, in un cafe non meno squallido degli altri che era solito frequentare, di punto in bianco, si ritrova davanti il suo più grande modello ispiratore, Andy Warhol, il re della pop art americana, che in quegli anni cavalcava l’onda del successo con le sue opere.
L’incontro, metafora di quanto a volte sia inutile perseguire un obiettivo seguendo la via principale, cambiò per sempre la vita di Basquiat e la storia dell’arte.

In poco tempo Jean-Michel da giovane squattrinato, “artista” per passatempo e per protesta, si ritrova nel vortice del successo e al centro della scena mondiale, indicato come uno dei più grandi esponenti della corrente del graffitismo, che egli stesso contribuì a portare dalle strade alla ribalta dei riflettori.

Di lì a poco la vita di Basquiat sarebbe terminata, con l’artista ritrovato da solo, steso in terra morto per un’overdose. La sua arte però sarebbe rimasta immortale e non solo, la cosa più straordinaria che il non ancora trentenne riuscì a fare fu quella di creare un incredibile culto intorno alla sua persona.

Ad oggi, possiamo dire con certezza che la più grande opera di Jean-Michel Basquiat non si trova esposta in nessuna mostra, museo o galleria d’arte, perché la sua più grande opera fu se stesso.

Enrico Sagulo

(da https://enricosagulo.wordpress.com)

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