Decreto Minniti: tra sicurezza e libertà

Il tema della sicurezza in uno Stato, si sa, è una faccenda molto delicata. In un sistema di democrazia liberale come il nostro, la sicurezza non può che essere strettamente connessa con un altro tema molto delicato, quello delle libertà di ciascun individuo. L’equilibrio tra i due è ciò che va ad intaccare il cosiddetto “decreto Minniti”, convertito in legge il 12 aprile 2017.

Innanzitutto c’è da sapere che il Sindaco quale ufficiale di Governo ha la competenza di  emanare ordinanze contingibili e urgenti in caso di gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini, con i soli limiti temporali, dell’adeguata motivazione e della conformità ai principi dell’ordinamento giuridico.

La legge n. 125 del 2008 riscrivendo l’art. 54 TUEL (d.lgs. 267/2000) già disciplinava l’ampliamento dei poteri dei Sindaci. Essi potevano emanare ordinanze in caso di gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica (ossia l’integrità fisica della popolazione) e la sicurezza urbana. Quest’ultima viene definita a livello legislativo come quel “bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città”, da tutelare attraverso interventi volti a: riqualificare sul piano urbanistico, sociale e culturale le aree degradate; eliminare i fattori di marginalità e di esclusione sociale; prevenire la criminalità; promuovere la cultura della legalità e più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile.

Il decreto Minniti, modifica sia l’art. 50 del TUEL, sia il successivo art. 54. Il decreto legge n. 14/2017 (convertito con modificazioni dalla legge n. 48/2017) contiene diverse disposizioni in materia di sicurezza pubblica e di sicurezza urbana, al fine non solo di rafforzare i poteri del Sindaco in tale delicato settore, ma anche di attuare più efficaci forme di coordinamento tra Stato e autonomie regionali e locali nella gestione delle relative politiche integrate sul territorio.

Si prevede ora che il Sindaco possa intervenire anche “in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del risposo dei residenti, anche intervenendo in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche”. Si ampliano, quindi, i casi in cui il Sindaco può intervenire con ordinanze contingibili e urgenti. Si ripropone, però, la questione dell’esatta definizione legislativa di tali rinnovati poteri al fine di delimitare l’eccessiva discrezionalità dell’amministrazione locale.

Diverse disposizioni del decreto riguardano misure di prevenzione personale, e in particolare l’introduzione dell’ordine di allontanamento (il cosiddetto “Daspo urbano”, art. 9) e del divieto di accesso (art. 10) in relazione a determinati luoghi considerati particolarmente “sensibili”, quali stazioni ferroviarie, porti, aeroporti e infrastrutture del trasporto pubblico locale e (se previsto dai regolamenti locali di polizia urbana) i luoghi “interessati da consistenti flussi turistici” o adibiti a verde pubblico.

Il decreto, infatti, prevede che chiunque ponga in essere “condotte che impediscono l’accessibilità e la fruizione” di tali luoghi e infrastrutture, non solo sia soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 100 a 300 euro, ma allo stesso tempo venga ordinato dal Sindaco, con provvedimento motivato, l’allontanamento dai luoghi in cui è stato commesso il fatto. Analogo provvedimento di allontanamento è disposto nei confronti di chi, nei medesimi luoghi, si renda responsabile di ubriachezza, atti contrari alla pubblica decenza, commercio abusivo o svolga abusivamente l’attività di parcheggiatore. Qualche dubbio di legittimità si pone soprattutto riguardo all’ordine di allontanamento da parte del Sindaco, potendolo attuare senza alcuna valutazione della concreta pericolosità sociale del soggetto ossia senza verificare che dalla condotta del soggetto possa derivare “pericolo per la sicurezza”.

Trascorso quasi un anno dalla legge, qual è il bilancio dei suoi esiti? E quali possono esserne le conseguenze?

Tutti voi ricorderete quanto successo il 3 giugno 2017, in piazza San Carlo a Torino, in occasione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. In quell’occasione, in un clima ancora teso per allarme terrorismo, il sindaco di Torino, Chiara Appendino, non aveva emanato alcuna ordinanza per vietare la vendita di bottiglie di vetro e lattine.

Il Comune di Torino, infatti, dopo un imbarazzante silenzio della sindaca, confermò che non c’era nessuna ordinanza anti-vetro, poiché era stata di fatto copiata la stessa ordinanza usata dall’amministrazione precedente per una manifestazione simile.

Alla manifestazione entrarono centinaia di ragazzi con bottiglie e lattine, probabilmente grazie ai deboli/assenti controlli di cui era incaricato “Turismo Torino”, il soggetto organizzatore della stessa manifestazione. Il resto della storia lo conosciamo.

(fonti: Sicurezza urbana 2.0: luci e ombre del decreto Minniti di T. F. Giupponi, maggio 2017)

Antonino Zampaglione

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: