Il sistema e i suoi prodotti

Sistema è una parola che nei discorsi socio-politici, o meglio nelle ignoranti dichiarazioni di molti, ritorna spesso. Senza dubbio interessanti argomentazioni di stampo filosofico e letterario, con dentro questa parola e i suoi significati, sono state prodotte in questo e nel secolo scorso. Ma nel momento in cui, un omino qualunque si azzarda a pronunciare questa parola per gettare un dardo sulla società in cui vive, allora si presenta un problema. Un uomo e mente degna di nota come Aristotele, ci insegnava che l’uomo è animale politico, ciò significa che questo è portato naturalmente ad avvicinarsi ad altri individui. Nel momento in cui più uomini interagiscono tra loro, si va a formare un sistema, che è un risultato naturale dell’interazione umana, e aggiungendo un esempio letterario come quello di Giacomo Leopardi, si può parlare di social catena, che magari non servirà a contrastare la forza bruta della natura matrigna, come ci consigliava poeticamente Leopardi, ma che comunque è un segno semplice e chiaro che si vive sul suolo terrestre e che si vive con dei simili. Dato per assodato il fatto che si vive con altri e che si deve forzatamente socializzare con questi, bisogna analizzare il modo per rimanere desti su cosa è superfluo e fuori luogo in questo suddetto sistema. L’omino si contraddice quando inveisce contro il sistema, perché inveisce contro sé stesso, in quanto una morale pure scarna ci porta a capire che vivere moralmente ognuno per sé, porta a un vivere comune migliore. Ma la contraddizione dell’uomo comune è credere di potersi rendere (e non essere) alternativi in questo mondo, cioè di potersi tirare fuori dal sistema così tanto maledetto. Questa contraddizione porta a degli effetti davvero inverosimili: ci si crede una persona diversa perché si indossa una scarpa di diverso stile e di diversa marca, quando in realtà viene prodotta dallo stesso artefice delle scarpe del genere più noto, che magari è lo stesso bambino vietnamita che le produce materialmente e questo basta per sbugiardare questa fantomatica convinzione di essere alternativi. Questa convinzione è così radicata nel normale pensare degli uomini civilizzati, che tutte le forme pure di vita come la musica, l’arte, lo spettacolo o altro sono impregnate di questo germe deviato. E allora tutto ciò che ci circonda viene investito da questa credenza negativa. L’altra faccia di questo modo di pensare, cioè quella positiva, è che ci sono realmente delle strutture sociali opprimenti, che non danno spazio alla libera creatività e al libero muoversi, ed è una constante storica, perché con l’avvicendarsi delle società e dei tempi, sempre di più si modificano gli aspetti sociali, così come le strutture politiche, che diventano sempre più ordinate, e più tutto diventa ordinato, più diventa duro pensare liberamente. Non sono mancate menti geniali e neanche troppo lontane da noi, come quelle del movimento letterario e artistico della Beat Generation, a insegnarci che basta poco per stare fuori dai circuiti socio-culturali dominanti; ma è necessario mettere a fuoco il fatto che oggigiorno è realmente noioso e contro-produttivo essere “contro il sistema”. Non ci sono troppe cose da chiedere a questo mondo, se non di rallentare un po’ ed essere meno produttivo, ma per il resto lo sviluppo umano procede bene, abbastanza bene per avere forme di organizzazione politica e sociale tali da vivere in una maniera accettabile, maniera che fino a poco tempo fa non era pensabile. Nel momento in cui c’è da porre delle correzioni si pongono, nel momento in cui una cosa non va bene la si denuncia, ma soprattutto, nel momento in cui c’è ignoranza, si pone contro lo scudo della cultura e dell’informazione, cosa di cui non sono forniti gli omini, testimoni di questa contraddizione anti-sistema, i quali sono prodotti e critici dello stesso sistema in cui vivono. Questo è un dato su cui lavorarci, vivendo in una società, cioè quello di distribuire e ricevere informazione e laddove non c’è cercarla, perché solo l’agire del conoscere porta a procurarsi gli anticorpi contro l’ignoranza, che può essere mascherata da banale contestazione, ma sempre ignoranza rimane. È inutile credersi di essere diversi e importanti, quando in termini materiali non sussistono differenze tra me e l’altro, l’importante è non trascurare il lato culturale; qualunque sia il prodotto materiale di questo sistema, non cambia far uso di questo o quello, perché in sostanza sempre con prodotti della società ci ritroviamo a che fare; e cosa peggiore non va intorpidita l’evoluzione culturale con banali mode effimere. Quello che conta è sentire secondo una regola morale propria, ciò che è giusto e ciò che vogliamo, sempre in base al fatto che viviamo in una comunità superiore a noi e in base a questo far partire una riflessione decisa, non influenzata dalla voglia di stare troppo fuori dagli schemi, né dalla passiva situazione di accettare tutto ciò che appare così com’è.

Gianmarco Scrivano

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