#MeToo

Voglio che tutte le ragazze che adesso ci stanno guardando sappiano che un nuovo giorno si profila all’orizzonte, e che quando quel nuovo giorno sarà finalmente sorto, sarà perché un sacco di donne straordinarie – molte delle quali stasera sono qui in questa sala – e qualche uomo straordinario staranno combattendo per assicurarsi di diventare guide che ci trasporteranno in un tempo in cui più nessuno debba dire “Anche io”.

Sono queste le ultime parole di un discorso che ha infiammato la serata di premiazione dei Golden Globs; a pronunciarle l’attrice, conduttrice e filantropa Oprah Winfrey, già soprannominata “la Regina di tutti i media” per l’incredibile successo del suo talk televisivo “The Oprah Winfrey Show”, andato in onda negli USA dal 1986 al 2011.

Il contesto in cui tutto questo si è svolto non era dei migliori, dopo lo scandalo del caso Weinstein, produttore cinematografico tra i più influenti al mondo, travolto da una bufera per molestie sessuali, culminato con l’allontanamento dalla società “The Weinstein Co.” Contro di lui hanno puntato il dito diverse attrici, da Ashley Judd ad Asia Argento e il tutto è stato confermato dallo stesso Weinstein con le parole: “Sono consapevole che il modo in cui mi sono comportato con alcune colleghe in passato ha causato molto dolore e chiedo scusa”.

Dopo le accuse, immediata è partita una campagna social con l’hashtag #MeToo, è capitato anche a me, attraverso il quale centinaia di migliaia di donne hanno scosso la rete. Mentre aumentano le denunce delle dive contro Weinstein, le rivelazioni delle molestie sessuali imposte a star come Ashley Judd, Angelina Jolie e Gwineth Paltrow hanno aperto una diga che ha accumunato VIP e gente comune, cosi tanto che la producer Gail Berman pare abbia detto al New York Times: “Penso che siamo di fronte a uno spartiacque.”

E aveva ragione, tutto questo ha segnato una linea di non ritorno nel mondo dello spettacolo, Hollywood è stata totalmente rivoluzionata e l’effetto domino si è fatto sentire: tra tutti, i più famosi Sylvester Stallone, accusato di aver costretto una sedicenne ad un rapporto sessuale con lui e la sua guardia del corpo Mike de Luca, il 26 luglio 1986 e soprattutto Kevin Spacey, cacciato dal film “Tutto il denaro del mondo”, per le accuse dell’interprete di Star Trek e Rent, Anthony Rapp, di averlo violentato quando aveva 14 anni.

E allora ancora di più sono gli omaggi e la riconoscenza verso coloro che, tra le vittime di abusi, hanno scelto di raccontare le proprie tragiche esperienze – ha sottolineato la Winfrey. E il pathos con cui ha pronunciato il discorso, il fascino delle parole e il suo stesso carattere le hanno procurato persino la richiesta di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.

Certo sarebbe semplice e legittimo pensare che sia facile denunciare dopo esser diventate potenti, ricche, famose proprio per quella marchetta, costrette a fare per poter sperare di essere qualcuno, ma va riconosciuto il coraggio e anche la risolutezza di queste attrici che hanno rischiato che qualcuno o più di uno potessero pensare “Ecco. È lì, perché si è concessa a qualche potente e non per merito.”

Perché il nostro sentire comune dà per scontato il fatto che sia necessario scendere a compromessi per raggiungere posizioni di rilievo. E quello che hanno detto al mondo intero queste signore è “Si è così, ma non lo sarà più.”

Ovviamente, a livello globale vi sono stati favorevoli e contrari ed interessante è la lettera, pubblicata da Le Monde, firmata da un centinaio di artiste e accademiche francesi, fra cui la celebre attrice Catherine Deneuve, molto critica con il movimento #MeToo.

La lettera è intitolata “Difendiamo la libertà di infastidire, indispensabile alla libertà sessuale”, nella quale oltre a definire le donne del movimento #Metoo troppo puritane ed intransigenti, si afferma “di questo passo avremo un’app sullo smartphone che due adulti che vorranno andare a letto insieme useranno per spuntare esattamente quali atti sessuali accettano di fare e quali no”.

In conclusione, come ha evidenziato Pierluigi Battista sul Corriere della Sera:

Si capisce anche che noi maschi facciamo finta di non capire quando il no è no. E se insistiamo, non è perché siamo presi da impulsi sessuali veementi e incontrollabili, ma semplicemente perché mal sopportiamo l’umiliazione del rifiuto. «Ma come, osa resistere al mio fascino?», «Dice no ma in realtà è un sì» e via consolandoci con questa rappresentazione grottesca e auto-millantatrice, se così si può dire, di noi stessi. Questo capitolo si può tenere fuori dalla discussione? La zona grigia può restare grigia, ma il punto del consenso è quello fondamentale. Spingersi oltre, forzando la resistenza altrui, non è un eccitante gioco di ruolo, è una carognata. Tanto lo sappiamo dove si situa quell’«oltre».”

Antonio Marando

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