Rosatellum Bis: ecco come si voterà a Marzo

Habemus legem!

La legge n. 165 del 3 novembre 2017, conosciuta ai più come “Rosatellum Bis” (dal nome del suo relatore, il deputato PD Ettore Rosato) è il nuovo sistema elettorale vigente nel nostro Paese dall’11 di novembre, data in cui la legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Il 12 dicembre scorso, inoltre, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro la nuova legge elettorale presentati da alcuni parlamentari M5S e dal Codacons.

Come tutti sappiamo, o come penso avreste già capito dalle tante promesse che cominciano ad essere urlate dai vari leaders politici (pensioni minime a 1000 euro signori! Chi offre di più?), ci stiamo avvicinando sempre di più alle nuove elezioni politiche che si terranno nel mese di marzo del 2018, probabilmente domenica 4 marzo.

Dopo le tanti discussioni in Parlamento e fuori (forse più fuori che dentro), andremo a votare in primavera con una legge elettorale per ora conforme alla Costituzione. Tuttavia sono previsti nuovi ricorsi alla Corte Costituzionale già nei prossimi giorni.

Tralasciando, per ora, le criticità della legge (di cui vi parlerò meglio più avanti) e tralasciando l’iter legislativo (al limite della costituzionalità) che ha portato all’approvazione della legge, cercherò di spiegarvi in maniera semplice cosa ci troveremo davanti e cosa potremo fare con la matita in mano.

Per semplificare la scelta dell’elettore la scheda elettorale sarà unica.

Iniziamo. La legge dice:

“L’elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando con la matita sulla scheda un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto e’ valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale.”

E fino a qui, sembra tutto a posto. Vediamo il seguito:

“Nei casi in cui il segno sia tracciato solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, i voti sono validi a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale.”

Quindi se l’elettore vota soltanto per il candidato del collegio uninominale, senza indicare alcuna preferenza per una delle liste che lo sostengono, il suo voto si spalmerà in modo proporzionale a tutte le liste a lui collegate.

“Se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale e sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale, il voto e’ comunque valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale.”

Ciò significa che se l’elettore vota solo per il candidato del collegio uninominale e barra una delle liste dei partiti che lo sostengono il voto è valido.

rosatellum scheda

“Se l’elettore traccia un segno sul contrassegno e un altro segno sulla lista di candidati nel collegio plurinominale della lista medesima, il voto e’ considerato valido a favore della lista e ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale.”

Questo vuol dire che se si vota sul contrassegno di una lista il voto è attribuito automaticamente anche al candidato nel collegio uninominale.

“Se l’elettore traccia un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale e un segno su un rettangolo contenente il contrassegno di una lista cui il candidato non e’ collegato, il voto e’ nullo.”

Anche questo non sembra difficile da capire: non è previsto il voto “disgiunto”, si può votare solo per il candidato collegato alla lista del partito che lo appoggia.

Alcune piccole curiosità.. Per la prima volta nella storia repubblicana le nuove schede elettorali avranno due cose: primo, le ISTRUZIONI! Sul retro della scheda infatti verrà spiegato all’elettore quali segni è possibile tracciare e secondo… Le schede avranno un tagliando anti – frode con codice progressivo alfanumerico! Dalla legge si evince infatti che l’ufficio elettorale “stacca il tagliando antifrode dalla scheda, controlla che il numero progressivo sia lo stesso annotato prima della consegna e, successivamente, pone la scheda senza tagliando nell’urna.”

Ora passiamo alle faccende politiche, per gli “addetti ai lavori”.

Il Rosatellum è un sistema misto (36% maggioritario, 64% proporzionale) che prevede l’elezione di un terzo dei parlamentari in collegi uninominali con metodo maggioritario e i restanti due terzi in collegi plurinominali con sistema proporzionale e liste corte bloccate. Nei collegi uninominali viene eletto il candidato della coalizione che risulta il più votato. In quelli proporzionali la ripartizione dei seggi avverrà con il metodo del quoziente o dei resti più alti.

Si possono notare subito due cose:

1) è strutturato al contrario del Mattarellum, il sistema elettorale vigente dal ’93 al 2005;

2) le liste sono bloccate, il che significa che l’elettore non ha la possibilità di indicare una preferenza ma saranno gli stessi partiti ad indicare coloro che siederanno in Parlamento attraverso delle liste brevi (“Il numero dei candidati infatti non può essere inferiore a due nè superiore a quattro. A pena di inammissibilita’, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali, i candidati sono collocati secondo un ordine alternato di genere”);

Per le circoscrizioni del territorio nazionale saranno costituiti 231 collegi uninominali ripartiti in ciascuna circoscrizione sulla base della popolazione.

Per quanto riguarda l’accesso ai partiti, l’impronta è chiaramente a favore della rappresentanza: è stata prevista una soglia di sbarramento al 3% su base nazionale, sia al Senato sia alla Camera. Un ulteriore soglia minima del 10% per le coalizioni, al cui interno almeno una lista deve aver superato il 3%.

Inedita e scandalosa è la possibilità di candidarsi in uno dei 18 seggi eletti dagli italiani all’estero, pur non essendo residente all’estero.

Cosa possiamo dire riguardo queste scelte politiche condivise dalla maggior parte dei partiti?

Considerati i cambiamenti nel sistema politico e partitico, la scelta del proporzionale e di una soglia di sbarramento al 3% se da una parte garantisce rappresentanza (e qualche seggio) a nuovi e vecchi gruppi politici, dall’altra parte contribuirà a dare instabilità di governo se non del tutto impossibilità nella formazione di un nuovo governo. Guardando agli ultimi sondaggi, infatti, nessuna coalizione tra quelle fino ad ora indicate dagli stessi partiti riuscirà ad avere la maggioranza in Parlamento. Infine, la previsione delle liste bloccate senza l’indicazione di una preferenza dell’elettore se da una parte serve a limitare il cosiddetto “voto di scambio”, dall’altra limita la stessa libertà di voto, delegandone una parte ai partiti che ultimamente non godono di grande stima. Detto ciò invito tutti a non sprecare l’occasione, né disperdere il voto. Andiamo tutti a votare per mandare un messaggio di cambiamento.

Libertà è partecipazione!

Antonino Zampaglione

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