Perché è sbagliato chiamarlo femminicidio

Oggi, 25 Novembre 2017, si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. In tanti Paesi, tra cui l’Italia, ci saranno manifestazioni, mostre, cortei, sit-in, convegni e installazioni per ricordare le vittime e per affrontare il tema della violenza di genere.

A volerla è stata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre del 1999; ogni anno, a partire dal 2000, in tutto il mondo governi, associazioni e organizzazioni non governative pianificano manifestazioni per ricordare chi ha subito e subisce violenze.

L’ONU scelse questa data in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. In loro memoria, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche. Da quel momento in poi, il 25 novembre è stato riconosciuto in larga parte del mondo come data per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine.

Ma andiamo al nostro Paese.

Dati Istat 2014 rivelano come 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o psicologica, 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.

Nel 2016, si contano 120 donne uccise. Anche nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Va detto che negli ultimi anni emergono importanti segnali di miglioramento: ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Ma andiamo a monte della faccenda.

La violenza contro le donne è forse la più vergognosa violazione dei diritti umani”.

È un atto meschino, che diventa deplorevole se a farlo è quello che si definisce un uomo: uccidere, violentare, umiliare una donna è sintomo di un piccolo uomo, un maschio, non cosi diverso dai nostri antenati che stanno sugli alberi, se non peggio.

Fare del male in qualunque modo ad un essere così fragile e delicato è propriamente la negazione dell’essere uomo. È fare pena, è essere miserabili, è valere meno di zero.

Siamo tutti nati da una donna, che a sua volta è nata da una donna e così via fin dall’origine di tutto. Basterebbe questo.

Nessuno ha il diritto di toccare una donna, se lei non lo desidera! Neanche se fosse nuda.”

Ma davvero il problema è solo il maschio?

Se ci ostiniamo sempre e continuamente a dare tutte le colpe a lui, perdiamo una parte importante di analisi, che ci fa allontanare dalla verità. Di chi è la colpa alla base di tutto?

Esatto, la società.

Perché se, quando avviene un fatto di cronaca, di uno stupro, omicidio o affini, sentiamo sempre più spesso dire “Se l’è andata a cercare” ,“Che ci faceva in giro da sola a mezzanotte?”, “Oggi vanno in giro praticamente nude”, “Cercate di essere meno provocanti”, allora esiste un problema dentro la società. Perchè esiste.

Oggi insegniamo alle donne come difendersi dallo stupro, invece che educare gli uomini a non stuprare le donne”.

E poco importa se accade, anzi in caso di omicidio, chiamiamolo “femminicidio”. È più immediato, colpisce subito, fa ascolti. Ma pensiamo un attimo alla parola femminicidio. Non c’è qualcosa di sbagliato in questa espressione? Si, c’è.

Non è più errato uccidere una donna rispetto ad un uomo. Non è più sbagliato umiliare una donna rispetto ad un amico. Non ci sono omicidi di serie A e di serie B.

Dire “femminicidio” è già sminuire la categoria donne. E questo è il punto. Siamo invasi dagli stereotipi, perché non è vero che una donna va sempre protetta e difesa. Non è vero che il vero uomo vizia la sua donna, anche sacrificando se stesso. Non è vero che le donne devono essere sempre e costantemente al sicuro.

La violenza va condannata. Punto.

Perché? Perché la violenza è sbagliata. A prescindere dal sesso. A prescindere da tutto.

La verità è che se continueremo a chiamarlo femminicidio, non faremo che alimentare il sessismo.

Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,

per tutto questo:

in piedi, Signori, davanti ad una Donna. (William Shakespeare)

Antonio Marando

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