Libertà è partecipazione

36,15%. Questo è il dato sull’affluenza al voto per l’elezione del presidente del X° municipio del comune di Ostia. Si è vero, il 5 novembre le strade ad Ostia erano allagate per un forte nubifragio, parte del lungomare era in blackout e alcuni seggi sono rimasti al buio. Inoltre Ostia si ritrova alle urne dopo due anni di commissariamento per mafia.

“Mafia? Ma quale mafia?” vi risponderebbero gran parte degli abitanti del X° municipio. Sappiamo bene che non è il primo caso in Italia e non sarà di certo l’ultimo. Noi calabresi lo sappiamo bene.

Giovedi 9, in prima serata, Rai 2 ha trasmesso nella puntata del nuovo talk show “Nemo – Nessuno escluso”, il servizio realizzato dal giornalista Daniele Piervincenzi e l’operatore Edoardo Anselmi che sono stati aggrediti e feriti da Roberto Spada, membro dell’omonimo clan e vicino al partito neo-fascista di estrema destra “Casa Pound”. Tutti ormai abbiamo visto e rivisto la testata subita dal giornalista, il quale ha rimediato un naso rotto per aver fatto una domanda di troppo.

Siamo vicini al giornalista e condanniamo la violenza di Spada. Allo stesso tempo siamo vicini a quella parte di popolazione del municipio che è andata a votare e che non ha votato Casa Pound, e condanniamo invece quella parte che con sfacciata omertà si è resa e si rende complice del degrado morale del Paese intero.

Per loro fortuna, la Repubblica Italiana è una democrazia. Come recitano l’art. 18 “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente […]” e l’art. 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione […]”.

Ma è anche vero che la XII° disposizione finale della stessa Costituzione (nata dall’antifascismo, è bene ricordarlo) recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e attuata dalla legge 645/1952 (cosiddetta legge Scelba) in materia di apologia del fascismo, che sanziona «chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Ed è proprio qui che casca l’asino. Dov’era lo Stato quando le mafie “occupavano” Ostia?

Le mafie, purtroppo occupano un vuoto. Quel vuoto è lasciato dallo Stato e dalla politica. I nostri rappresentanti locali e nazionali hanno, spesso, disatteso alle promesse fatte in campagna elettorale di occuparsi di chi ha bisogno, di attuare politiche a sostegno dei più poveri e di chi non ha lavoro. Inoltre in alcune realtà la “politica” ha colluso con le stesse mafie per governare le città.

Il contesto culturale e sociale non è da meno: disaffezione, indifferenza e apatia vengono anche dalla crisi morale portata dal progresso economico e tecnologico che riducendo le distanze ci sta allontanando sempre di più gli uni dagli altri. Le nuove generazioni non sanno cosa sia la politica e non se ne vogliono interessare. I “social” media hanno cambiato e stanno cambiando radicalmente il mondo e anche il modo di fare politica. Tutto ciò è stato avvertito dai cittadini che regolarmente hanno iniziato ad allontanarsi dalla cosa pubblica e molti non vanno più a votare.

Più che in altri paesi il tema della sfiducia nei confronti delle istituzioni contribuisce ad allontanare i cittadini dalle urne. In base ai dati del «Rapporto sul benessere equo e sostenibile» dell’Istat, la fiducia nel parlamento (in una scala di valutazione da 0 a 10) è al 3,5 al 2014. Ancora inferiore il tasso di fiducia degli italiani nei confronti dei partiti che si attesta al 2,4. Dati bassi in confronto a quelli relativi al sistema giudiziario a circa 4 punti e alle forze dell’ordine la cui fiducia si attesta intorno ai 7 punti.

Le elezioni politiche in Italia sono forse quelle che registrano un’affluenza più alta: dagli 80-90% degli anni ’70-’80 fino ad arrivare al 72% alle ultime politiche nel 2013. Non sono dati da sopravvalutare poiché un certo livello di astensione non è un male ma anzi rappresentano un sintomo di una democrazia matura. Allo stesso tempo il dato non si deve sottovalutare e va inquadrato in una diversa prospettiva. Alle elezioni europee del maggio 2014, in Italia si è passati dal 65% di affluenza del 2009 al 57,2% (prima volta sotto la soglia del 60%). Un dato che può sembrare allarmante, ma in realtà ci colloca al quinto posto per partecipazione al voto, dietro solamente a Belgio, Lussemburgo, Malta e Grecia e davanti a Paesi come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. (Dati Openpolis). Nelle elezioni amministrative del 2016 si è assistito a un crollo della partecipazione al voto in quasi tutte le città coinvolte. Dal 2011 al 2016 si è passati dal 71% al 59,9% al primo turno e dal 60,2% al 50,5% al ballottaggio. Insomma, al secondo turno un italiano su due non è andato al seggio. L’affluenza al referendum costituzionale del 2016 ha registrato un’affluenza del 65% circa, mentre le ultimissime regionali siciliane hanno confermato la tendenza all’aumento dell’astensionismo. Solo il 46,8% dei siciliani è andato a votare. Cosa ci sarà da aspettarsi a marzo 2018? I partiti, vecchi e nuovi, non riescono più a mobilitare l’elettorato e cercano di adeguarsi al nuovo contesto “social” e non. La tendenza è ormai di accusarsi l’un l’altro invece di discutere sui programmi e sui problemi della collettività. La crisi economica non ancora da considerarsi finita, ha portato ad un voto di protesta e all’emergere di nuove forme di partecipazione. Ma non è con la violenza, né con l’omertà che l’Italia può andare avanti e sperare di diventare un Paese normale. Smettiamola una volta per tutte e alziamo la testa.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (Mahatma Gandhi)

Antonino Zampaglione

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