Pornografia: problema o risorsa?

Poche cose sono universali. Una di queste è la pornografia. Parliamo lingue diverse, mangiamo cibi differenti, abbiamo costumi eterogenei, sentiamo le emozioni in modo diverso, ma tutti, qualsiasi sia la nostra origine o il nostro sesso, abbiamo o abbiamo avuto una curiosità per il porno.

Già dalla liberalizzazione delle prime riviste dagli anni settanta (Playboy su tutte), ma soprattutto da Internet in avanti, la pornografia si è evoluta notevolmente: oggi arrivare a contenuti di tipo sessuale è davvero molto semplice. Tutto è più disponibile e senza filtri, lascia poco spazio all’immaginazione e si è trasformata in un’esperienza sempre più coinvolgente.

Cosi coinvolgente che sono nate, insieme a industrie e aziende porno con fatturati milionari, centinaia di ricerche, condotte da Università, centri di ricerca, singoli scienziati sociali. Tutte con l’ambizione di trovare un nesso tra consumo di pornografia e comportamenti degli individui che ne fanno uso.

Naturalmente, non è semplice stabilire con certezza una qualsiasi correlazione, ma qualcosa di scientifico è uscito fuori: la buona notizia è che no, non si diventa cechi e per alcuni si evita la prostata, ma la cattiva è che, abusando di materiale sessuale, si diventa impotenti.

Effetti sul corpo a parte, quello che interessa alla Scialuppa è indagare riguardo alle conseguenze psicologiche riguardo l’altro sesso di chi abusa del porno.

Come è ovvio, il fumo, l’alcool e tutti i piaceri della vita (compreso il cibo) sono elementi fondamentali della personalità, formano il carattere di un individuo e il suo rapporto con gli altri (la storia ci insegna che i proibizionismi hanno sempre fallito e lo stesso vale per le persone); per questo, molte ricerche, soprattutto europee, sostengono che “passare dei momenti con se stessi”, anche davanti ad un porno, migliora la relazione con il proprio corpo, distende i muscoli, calma l’ansia, abbassa l’indice di adrenalina e fa conoscere se stessi (γνῶθι σεαυτόν) e l’altro sesso. In questo senso la pornografia è vista come una sorta di risorsa, un motore di ricerca, un buon libro, ma questo avviene solo in individui formati, sicuri di sé, già consci della realtà.

Il problema si pone quando il contatto con materiale pornografico avviene in età adolescenziale e a volte anche prima (secondo l’Università del Nebraska il primo contatto con i porno va dai 5 ai 26 anni). Si possono manifestare diverse tendenze: se un maschio adulto, sano ed equilibrato, può riservare al filmato pornografico uno sguardo ironico, l’adolescente inesperto ne può derivare problemi. Non di tipo morale, al contrario: gli adolescenti hanno tutto il diritto di capire e conoscere il sesso e le sue manifestazioni. Il problema è che da un filmato porno si rischia di derivare informazioni errate. Di fronte ai divi del porno, l’adolescente si può sentire inadeguato, convincersi di non essere all’altezza o di non riuscire ad avere o mantenere l’erezione o di eiaculare subito, a non utilizzare il preservativo (c’è una ricerca in proposito). E non è tutto: le donne dei porno cadono preda di desideri irrefrenabili, mai sazie. Niente in comune con la verità!

Inoltre, al di là di creare aspettative sessuali non reali, c’è il rischio di cadere nella dipendenza da porno, in cui viene meno il contatto con la realtà, si crede di poter ottenere tutto ciò che si vuole, vi è minor disponibilità ad accogliere le esigenze dell’altro (anche sessuali) e in molti casi si sviluppa il desiderio di dominio ed appartenenza del partner e tutto ciò che ne comporta.

Fin ora abbiamo quasi dato per scontato che chi fa uso di materiale pornografico sono gli uomini, ma, nonostante la loro riservatezza in materia, lo fanno anche le donne.

Almeno una volta, una ragazza ha visto un porno, le motivazioni sono diverse da quelle maschili: curiosità, fantasia, confronto… Meno della metà delle ragazze però non lo ha fatto una seconda volta, probabilmente infastidita dall’immagine di una donna vista come una schiava, sofferente e usata per il piacere dell’uomo.

E’ nato così il porno rosa, i film seguono una trama, benché mirata al rapporto sessuale, e i dialoghi sono più elaborati. Le sceneggiature sono verosimili e realistiche, danno spazio all’umorismo, alle emozioni e alla sensualità. Le attrici sono belle ma poco o niente siliconate, gli uomini gradevoli. Le protagoniste non sono lolite da sedurre e non sono oggetti nelle mani del partner, sempre consenzienti e soprattutto sesso orale solo se reciproco. Il tutto girato in ambienti decenti, arredati con gusto e illuminati da luci soft.

Non vi è una risposta definitiva se il consumo di porno sia una risorsa o no; come in tutto, l’abuso è il problema, ma l’importante, ancora una volta, è saper distinguere, perché:

Tu hai detto che ti vuoi perdere quando fai l’amore. Allora se ti vuoi perdere, ti devi perdere in un’altra persona e anche lei si deve perdere in te. È a doppio senso.” (Julianne Moore in “Don Jon”)

Antonio Marando

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