Tira più Belen che un manoscritto di Telesio

Siamo agli sgoccioli di un’altra estate in terra calabra, stagione che dovrebbe e potrebbe, a queste latitudini, durare sei mesi, e che invece si riduce a circa 15 giorni nonostante i puntuali ed entusiastici proclami dei vari politici (o politicanti) nostrani. Che poi, quando senti certe notizie di cronaca, ti passa anche la voglia di domandarti il perché.

Sono una più fresca dell’altra, infatti, le notizie di Belen Rodriguez madrina al festival del peperoncino di Diamante (CS) e quella del tragico rogo nel centro storico di Cosenza che oltre ad aver tolto la vita a tre persone ha distrutto un’inestimabile collezione storico-artistica.

Andando con ordine, si narra che la pur splendida showgirl, manco fosse d’oro, incasserà il prossimo 6 settembre la somma di 60.000 Euro per presenziare esclusivamente al taglio del nastro inaugurale del già citato festival. La ciliegina sulla torta è che il 50% di tale somma è finanziato dalla Regione Calabria. Ricordate quella storia del divario civile e del cittadino calabrese che pagando le stesse tasse di un connazionale padano può fruire di un settimo dei servizi a quest’ultimo riservati? Ecco, siamo lì.

Sulla vicenda sembra essersi mosso il Codacons, e riporto qui le parole del vicepresidente Di Lieto: “Purtroppo la Calabria è sempre stata terra di conquista e, pertanto, siamo certi che a settembre ci sarà una gara per farsi una foto insieme a Belen, dimenticando le storiche sofferenze di un popolo dinnanzi ad un selfie”(da iacchite.com). Come obiettare? Non è forse questo il comportamento del calabrese medio, meglio se affiancato, in questo periodo, dal compaesano che “sta su”, ma preferisce sicuramente Belen ad una visita naturalistica o culturale nella sua terra natia?

E qui arriviamo all’altra questione. Nel centro storico di Cosenza si è consumata una tragedia annunciata. Muoiono 3 persone che vivevano da tempo in condizioni di certo non agiate e vanno in fumo 5 secoli di storia. Oltre alla vita di Serafina, Roberto e Antonio, dalla casa dei quali il fuoco si è propagato, le fiamme si prendono pergamene in gotico risalenti anche al ‘400, opere di Bombini, Quattromani e Parrasio e, dulcis in fundo, la prima stampa del «De rerum natura iuxta propria principia» di Telesio insieme ad altre sue opere.

TELESIO quadro

Quel Telesio che, a differenza degli altri “sconosciuti” che nemmeno noi calabresi abbiamo mai pensato di approfondire (mica hanno il lato B di Belen, in fin dei conti), ce l’aveva fatta ad uscire dalla coltre di oscurità che racchiude moltissimi studiosi rei di essere o essere stati meridionali. Telesio popola persino i testi scolastici che spesso e volentieri preferiscono autori più “italiani” di un calabrese. Proprio per questo, la cosa che forse fa ancora più male, è che il luogo che li custodiva, la biblioteca Bilotti-Ruggi-D’Aragona, era circondata dal degrado più assoluto.

Mentre Bilotti, il proprietario del palazzo, parla di otto anni di denunce rimaste inascoltate sulla precarietà della situazione, di servizi sociali presenti a intermittenza nell’aiutare i tre poveri defunti, di sistemi antincendio assenti, vengono in mente ancora le famose storie sul rendimento delle istituzioni dalle nostre parti. E ricordiamo che Cosenza è da sempre un modello, almeno nella nostra regione.

Ma non pensiamoci, tra poco arriva Belen pagata profumatamente, in fondo è soltanto una questione di priorità perché, ahinoi, anche questo è “turismo”.

Quasi quasi, a farmi quel selfie, ci vado anche io.

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