Vincenzo De Angelis: medico, politico e poeta calabrese

Da Roccella ci spostiamo oggi a Brancaleone, città natale del poeta Vincenzo de Angelis. Nato nel 1877 da una famiglia agiata, De Angelis visse negli anni della repressione del Governo Pelloux dovuta alle rivolte contro l’alto costo della vita nel Sud Italia. La sua attività principale fu quella di medico, per la quale si laureò a Messina nel 1902. Da medico combattè e studiò la malaria efficacemente, ottenendo un titolo di pubblica benemerenza dalla Società per gli studi della malaria di Roma. Nei mesi seguenti il terremoto del 1907 che aveva provocato la quasi totale distruzione dei paesi di Bruzzano e Ferruzzano, Vincenzo De Angelis insieme a Tiberio Evoli, Peppino Mantica e Angelo Borrello, ritenendo inaccettabile la situazione in cui versavano i molti terremotati, feriti e malati, costretti a giacere all’aperto, decisero di farsi portavoce del grave problema quale la mancanza di un ospedale nel versante ionico calabrese. In tale occasione venne costituito un Comitato calabrese per la Calabria al quale il dott. De Angelis aderì con entusiasmo. Nel 1909, a seguito di tale iniziativa, fu quindi fondato l’Ospedale di Melito di Porto Salvo. Dopo il terremoto del 1908 decine di ragazzi e ragazze, i cui familiari erano deceduti o versavano in estrema povertà, trovarono ospitalità presso la casa del generoso medico. Egli fu un grande punto di riferimento sia per Umberto Zanotti Bianco (fondatore dell’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia), sia per Gaetano Salvemini. Il primo definì De Angelis “missionario laico”, poichè nel 1913 fondò a sue spese un asilo per gli orfani e per i bimbi indigenti e due anni dopo una biblioteca pubblica, intitolati entrambi ad Edmondo De Amicis.

Il dott. De Angelis fu molto impegnato nella partecipazione attiva alla vita politica calabrese. Secondo il rapporto scritto nel 1898 dalla prefettura di Reggio Calabria:

«Vincenzo De Angelis esordì giovanissimo al campo del socialismo e vi fu instradato dai noti Nicola Petrìna e Giuseppe Noè di Messina. Iscritto al partito, ben presto vi acquistò influenza estesa a Messina e nella regione Calabrese. È stato in corrispondenza epistolare con i capi del partito socialista italiano, fra i quali Giuseppe de Felice Giuffrida e figlia». Egli, inoltre, collaborò alla fondazione del circolo socialista a Reggio Calabria e nel 1895 diresse il giornale socialista “L’idea”.

Durante il periodo fascista, la festa del primo maggio, fu proibita dal regime perchè etichettata come simbolo delle forze socialiste e rivoluzionarie, ma De Angelis riusciva, ogni anno, a celebrarla ugualmente, in modo del tutto originale “camuffandola” con il festeggiamento in onore della “Madonna del riposo”, distribuendo a tutti i bambini del paese fischietti e invitandoli a sfilare per le vie di Brancaleone Superiore. Definito da autorevoli storici “medico dei poveri” ed “evangelizzatore”, con Pasquale Namia, De Angelis fu tra i primi organizzatori del movimento contadino in Calabria. Riuscì dopo molte lotte a costituire il Consorzio Provinciale delle Cooperative del lavoro. Inoltre, grazie al suo impegno fu fatto un importante passo, necessario alla crescita della Calabria, tra il 1919 e il 1922 quando grazie anche alla collaborazione di altri socialisti come Giovanni Sculli organizzò e guidò il movimento per l’occupazione delle terre incolte riuscendo ad ottenere più di mille ettari di terra che furono destinati a cooperative e leghe contadine. Nei tumultuosi anni che seguirono il terremoto del 1908 sino all’avvento del fascismo vide la luce e si distinse fra gli altri “Risurrezione”, giornale diretto da De Angelis al quale collaborò anche Gaetano Salvemini, storico illustre.

Già risultava iscritto al “Grande Oriente d’Italia” quando ancora, a Messina, era studente e successivamente fu venerabile della loggia “I 5 Martiri” di Locri. Premessa per la nascita di una nuova loggia massonica fu la sinergia venutasi a creare fra De Angelis, Francesco Corvello e Giuseppe Inzillo, i quali costituirono un “triangolo” massonico a Fabrizia in provincia di Vibo Valentia.

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De Angelis al centro, insieme a due fratelli massoni, forse della loggia “Rocco Verduci”, fondata a Brancaleone nel 1911.

Durante il congresso di Ancona, nel 1914, Vincenzo De Angelis si batté invano contro Giovanni Zibordi e Benito Mussolini, proponendo all’assemblea una mozione di voto contrario all’ordine del giorno che stabiliva l’incompatibilità tra il partito socialista e la massoneria, specificando che proponeva tale mozione non perché massone ma perché il partito socialista doveva lasciare a ogni iscritto la libertà di poter aderire ad altre istituzioni.

Uno degli scrittori più importanti del nostro Novecento, Cesare Pavese, nel 1935, per motivi politici, venne confinato a Brancaleone. A Brancaleone vi rimase quasi un anno e in quel periodo conobbe Vincenzo De Angelis. La posizione di De Angelis in quel periodo era tale da essere ritenuto un pericoloso “agitatore”, a tal motivo il rapporto con lo scrittore venne tenuto nascosto. Secondo la testimonianza di due delle figlie di Vincenzo De Angelis, Luce e Nella, quando Cesare Pavese arrivò a Brancaleone, loro padre organizzò una festa in paese che aveva tutta l’apparenza di una festa di piazza, ma che in realtà intendeva essere una forma di benvenuto per lo scrittore piemontese. Vincenzo De Angelis amava conversare con lui e lo invitava a sedersi nel suo terrazzino dove conversavano a lungo, spesso su argomenti di cultura classica.

De Angelis morì nel 1945, proprio quando, in un clima politico profondamente diverso, avrebbe potuto dare un grande contributo alle forze socialiste con la sua intelligenza e la sua fede.

Ecco un assaggio dalla poesia “1° maggio 1944”:

Nova vita è chistu maggiu

Suli novu, vita nova,

Di fermizza e di coraggiu

Simu pronti a dari prova.

Chista genti rinnovata

Frunti chiaru arta la testa

Si ripigghia cu sta festa

La perduta libertà.

Libertà gridamu, avanti

E ogni dirittu di lavuru

Nova luci, nenti scuru

Pe la nova gioventù.


Non soprusi, frodi o nganni

Non violenza o mali azioni

Ma feroci cu i tiranni

Simu boni si su boni,

Novu suli è la giustizia

Nova vita è l’onestà

Nenti signu di sevizia

Dirittu si, non carità

Libertà gridamu, avanti

E ogni dirittu di lavuru

Nova luci, nenti scuru

Pe la nova gioventù.

(FONTI: Wikipedia; “La poesia di Vincenzo De Angelis”, a cura di Vincenzo De Angelis Jr., Laruffa Editore)

Antonino Zampaglione

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