Spiaggiamento dei Cetacei: Cause e dispiacere per gli amanti del mondo marino

La notizia che recentemente ha scosso l’opinione pubblica risale al 10 febbraio 2017. In Nuova Zelanda, sulla spiaggia di Golden Bay, si sono arenati 416 globicefali, delfini molto simili a piccole balene. All’arrivo dei soccorritori il 70% delle balene era già privo di vita; uno dei più gravi spiaggiamenti di cetacei mai visti. I volontari hanno provato a salvare il centinaio di esemplari rimasti ancora vivi cercando di coprirli con asciugamani e lenzuola umidi per evitare che si disidratassero, in seguito l’alta marea ha contribuito a “riprendere con sé” i globicefali sopravvissuti, ma nel pomeriggio 90 di loro si sono nuovamente spiaggiati, stavolta per effetto della bassa marea.
I soccorritori cercheranno di mantenerli in vita sperando di nuovo nell’alta marea. La causa di questo spiaggiamento di massa è dovuto probabilmente alla conformazione costiera della zona di Golden Bay, con acque molto basse e sedimenti che rendono la zona una vera e propria “trappola” per i malcapitati cetacei che passano per quelle acque. Non è stato infatti l’unico caso di spiaggiamenti di massa, ne sono stati registrati altri analoghi nella stessa zona o in luoghi con caratteristiche geologiche simili. Ma questa non è l’unica causa.

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Lo spiaggiamento dei cetacei è un fenomeno spesso avvolto nel mistero che interessa e colpisce non solo i biologi marini, ma anche tutti coloro che amano gli animali, per questo è doveroso rendere pubblica una notizia così delicata. Un cetaceo arenato nelle coste agonizza e muore lentamente in quanto rischia un’ elevata disidratazione e ancor peggio, viene schiacciato dal suo stesso peso ( considerate che una balena di piccole dimensioni può arrivare anche a svariati quintali di peso! ). Ci sono vari motivi per cui un gruppo di balene, delfini o più raramente un singolo esemplare, possano andare alla deriva: partiamo dal presupposto che la maggior parte di questi straordinari mammiferi marini sono fortemente gregari e tendono a seguire il leader in ogni situazione, se quest’ultimo dovesse essere ferito, malato o troppo vecchio, potrebbe andare alla deriva spontaneamente seguito da tutto il gruppo che, per solidarietà, decide di compiere questo fatale atto.

In altri casi i cetacei vengono “traditi” dalle maree influenzate dalla forza gravitazionale della luna, o vengono tratti in inganno dalle condizioni climatiche avverse, e una volta raggiunte le acque basse della costa non riescono più a tornare a largo. Questi ultimi fenomeni caratterizzano per lo più i cetacei Odontoceti, ovvero i cetacei con i denti veri e propri, come delfini, capodogli e orche, che si nutrono di pesci, cefalopodi e altro. Questi cetacei, a differenza dei loro parenti Misticeti, attuano una particolare caccia basata sul fenomeno dell’Ecolocalizzazione; emettendo delle vocalizzazioni con le quali riescono a comprendere le distanze tra loro e le loro prede; si tratta di un vero e proprio sonar biologico che sfrutta la matematica, calcolando il tempo trascorso tra l’emissione del suono e il ritorno dell’eco nello stesso ambiente. Quindi per tale motivo spesso i cetacei perdono l’orientamento all’inseguimento di una preda e una volta raggiunte le coste, si accorgono troppo tardi del loro errore e vanno incontro allo spiaggiamento.

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Un’altra causa dello spiaggiamento è L’attività solare, in quanto le tempeste solari alterano il campo magnetico terrestre e di conseguenza il sofisticato sistema utilizzato dai cetacei per orientarsi. Una delle peggiori cause rimane comunque quella dell’uso dei sonar per le esercitazioni militari e degli ecoscandagli per mappare il fondale marino legato al business del gas e del petrolio: poiché, come già intuito, l’udito dei cetacei è particolarmente sviluppato, l’uso di tali strumenti arrecherebbe molto disturbo agli animali, e spesso li porta anche alla morte, causando emorragie alle orecchie, ai tessuti che le compongono, e al cervello. Molte volte i cetacei sono invece costretti a scappare il più velocemente possibile da suoni così devastanti ed improvvisi che, per drastico cambiamento di pressione dell’acqua, durante la fase di emersione, vanno incontro ad embolia, che causa la distruzione degli organi interni morendo prima ancora di emergere.

Ammirazione e profondo rispetto a tutti coloro che ogni giorno lottano per salvare gli animali, mettendo a repentaglio la propria vita per quella di creature innocenti.

Pietro Carlino

 

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