David Hume: i miracoli e le leggi di natura

“Un miracolo è una violazione delle leggi di natura; e poiché un’esperienza fissa e inalterabile ha stabilito queste leggi, la prova contro un miracolo, tratta dalla stessa natura del fatto, è tanto completa quanto si può immaginare che lo sia un argomento derivato dall’esperienza.” -David Hume

Queste sono le parole apparentemente inoppugnabili del filosofo David Hume, scritte nella sua: “Ricerca sull’intelletto umano”. Hume credeva che ciò di cui noi facciamo esperienza, detti per sempre la nostra conoscenza, insinuandosi nella nostra mente sotto forma di leggi di natura: il fatto che una mela cade al suolo oggi, domani ed il giorno dopo ancora, ci rende idonei a fare esperienza del fenomeno così da entrare nelle meccaniche del fatto creandoci l’idea che la mela cadrà sempre e comunque al suolo.

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Seguendo questo ragionamento, naturalmente potremmo convenire con Hume che i miracoli sarebbero una vera e propria violazione di natura, premesso che la natura fosse completamente omogenea nei suoi meccanismi. Eppure possiamo notare che in natura alcuni avvenimenti suppongono l’esclusione delle leggi naturali osservate fino ad ora: se ci interessassimo della fisica operante durante il momento del “Big bang”, scopriremmo che diverse leggi della fisica classica dovrebbero annullarsi per fare in modo che il Big bang stesso avvenga (il secondo principio della termodinamica e la gravitazione universale per esempio ostacolerebbero l’esplosione). La teoria di Hume non è però semplicemente attaccabile annullando le leggi di natura, dobbiamo anche considerare che la nostra breve esistenza non è capace di cogliere attraverso i sensi eventi che si verificano rarissimamente nel corso della storia dell’universo, ad esempio, l’inversione del campo magnetico terrestre.

Ma è lecito da parte di Hume ipotizzare che Dio vada contro le leggi di natura (che lui stesso avrebbe tra l’altro creato) se opera in maniera contraria ai preconcetti creatisi a causa della nostra esperienza?

Il filosofo e scrittore C. S. Lewis afferma a riguardo: “Se questa settimana io metto nel cassetto della mia scrivania mille sterline, vi aggiungo duemila sterline la prossima settimana e altre mille la settimana successiva, le leggi dell’aritmetica mi consentono di prevedere che la prossima volta in cui guarderò nel mio cassetto vi troverò quattromila sterline. Ma supponiamo che quando apro il cassetto io trovi solo mille sterline. Che cosa devo dedurne? Che le leggi dell’aritmetica sono state violate? Certo che no! Potrei dedurre in maniera molto più ragionevole che qualche ladro abbia violato le leggi dello stato rubandomi dal cassetto tremila sterline. Per di più sarebbe ridicolo affermare che le leggi dell’aritmetica rendano impossibile credere all’esistenza di un tale ladro o alla possibilità del suo intervento. Al contrario, è il funzionamento normale di tali leggi a smascherare l’esistenza e l’intervento del ladro”.

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Lewis sembra smentire ciò che Hume disse molti secoli prima, semplificando la questione: Dio agisce, la natura si adatta. Parafrasando ciò che disse l’attuale docente di matematica e filosofia della scienza ad Oxford, John Lennox, appoggiandosi a ciò che disse Lewis: “Se una mela cade da un albero, la nostra esperienza ci dice che la mela cadrà sempre a terra. Tuttavia, se una mela cade da un albero ed io la fermo con la mia mano, ho forse agito contro il volere della natura? No, mi sono introdotto in quel sistema fisico, e la natura si è adattata al mio volere.

John Lennox ci fa riflette sul fatto che se Dio esiste (non è questo l’articolo adatto a simili disquisizioni), intervenire in un sistema fisico, tra l’altro facendo del bene, non consiste in un crimine né contro l’umanità, né contro la natura, farebbe solo parte del naturale corso delle cose e la natura, come noi osservatori, dovremmo adattarci all’accaduto acquisendo il fatto come un nuovo elemento della nostra esperienza.

Una mente strettamente empirista induce a pensare che alcune cose sono troppo scontate per essere formate in maniera diversa. E sarà soltanto una nuova esperienza ad aprire la suddetta mente ad abbracciare le diverse possibilità che il mondo le propone (mondo che potrebbe essere teista o ateo). In conclusione, per citare nuovamente John Lennox attraverso il suo libro “Dio e la scienza”: “Non sapremo mai se vi sia un topo in soffitta se non andremo effettivamente a vedere!”.

 

Gianluca Franco

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