De Andrè, poeta al servizio della verità

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” è la strofa finale del brano Via del Campo. Riassume sommariamente il pensiero di De Andrè che nelle sue numerose canzoni si è soffermato a descrivere prostitute, giudici, chimici, caduti di guerra, dando a tutti questi una connotazione originale. Non si fermava alle apparenze, scavava nel profondo di questioni sociali delicate denunciando le ingiustizie palesemente senza peli sulla lingua e con un’eleganza inattaccabile o quasi.

Alcuni dei suoi capolavori vennero inizialmente censurati e non furono trasmessi dalle emittenti radiofoniche dell’epoca. Il Pescatore è uno di questi, così come Bocca di Rosa nella quale, oltre a fare protagonista di questa storia una meretrice, accusa pesantemente le forze dell’ordine per le quali il cantautore genovese non nutriva grande stima. Anarchico convinto ed anticonformista, non appoggiò mai un partito, mantenne sempre un distacco più o meno netto dal mondo della politica, anche se non si tirò indietro quando ci fu da denunciare o da prendere parte a qualche protesta.

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Maggio ’68 divenne il manifesto musicale della lotta studentesca più famosa di tutti i tempi, una lotta che fece la storia. Saper criticare, disprezzare e talvolta insultare senza essere mai volgare e banale è una delle qualità che lo contraddistingue maggiormente. La signorilità di Fabrizio resta una perla probabilmente unica nella storia della musica italiana della quale è riconosciuto all’unanimità come uno dei più grandi esponenti di sempre. Non volle mai partecipare al Festival di Sanremo e si rifiutò di comparire in televisione nonostante i numerosi inviti. Scartò tutte le possibilità di avere notorietà facile, ma l’acquistò comunque senza problemi, non rinnegando mai i valori in cui credeva fermamente.

A fine anni ’60 tenne un concerto al lido “Le Dune Bianche” di Bianco (R.C.). Moltissima gente rimase fuori, dal momento che non aveva potuto acquistare il biglietto. Quando vide il locale stracolmo, costrinse i proprietari ad aprire le porte a tutti, rifiutandosi in caso contrario di cantare. Dopo essere stato sequestrato assieme alla moglie Dori Ghezzi in Sardegna, ai giornalisti non rivelò nulla di particolare circa i modi con cui erano stati trattati dai sequestratori. Quello che ritenne opportuno condividere col pubblicò lo raccontò nella canzone Hotel Supramonte. Fabrizio de André è in definitiva una miniera di saggezza in rima. Con lui Bocca di Rosa diventa colei che “portò l’amore nel paese”, il tipo strano de La Città Vecchia che “vendette per tremila lire sua madre ad un nano” non sarà un giglio, ma pur sempre figlio, vittima di questo mondo. Un matto non è un condannato alla discriminazione, ma uno che “ha un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole”. Il soldato Piero non uccide il nemico perché “se gli spari in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire, ma il tempo a me resterà di vedere, vedere gli occhi di un uomo che muore”.

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Bisogna avere una grande umanità per avere un immagine del mondo così bella e ottimistica. Don Andrea Gallo, celebre parroco genovese molto legato a Fabrizio, ha soprannominato la sua discografia “Il Vangelo secondo de Andrè”. Sarà sicuramente tra gli apocrifi, ma le sue “parabole”, se così ironicamente possiamo definirle, ne danno d’insegnamenti. De Andrè vive ancora nell’animo di adolescenti e anziani, di chi semplicemente si emoziona ascoltando una sua canzone, perché ci ha sicuramente insegnato ad amare, a prendere le difese dei più deboli e a dare ascolto ai propri sentimenti. “Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.”

Francesco Catanzariti

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