Internet: tra Far West e Nuova Inquisizione

Internet offre una ricchezza inestimabile di informazioni, conoscenza, contatti umani. E’ così grande che ha gli stessi pregi e gli stessi difetti del mondo reale: pieno di cose meravigliose e anche di porcherie e cose inutili.” (Roberto Vacca)

Internet nasce dal progetto “ARPANET”, una rete di computer costituita nel settembre del 1969 negli Stati Uniti dall’ARPA (Advanced Research Projects Agency). ARPA fu creata nel 1958 dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per ampliare e sviluppare la ricerca, soprattutto all’indomani del sorpasso tecnologico dell’Unione Sovietica, che lanciò il primo satellite (Sputnik) nel 1957. Il dispiegamento delle potenzialità di Internet e la sua progressiva diffusione sono frutto dello sviluppo del “WWW”, il World Wide Web, un sistema per la condivisione di informazioni in ipertesto del 1990 sviluppato da Tim Berners-Lee presso il CERN di Ginevra. Il 6 agosto 1991 Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web al mondo, presso il CERN, all’indirizzo: http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html

Microsoft scoprì Internet nel 1995 e fece uscire il browser Internet Explorer installabile sul proprio sistema operativo Windows 95. Se prima del 1995 Internet era dunque una rete dedicata alle comunicazioni all’interno della comunità scientifica e tra le associazioni governative e amministrative, dopo il ’95 si assiste alla diffusione di accessi alla rete da parte di utenti privati fino al boom degli anni 2000 con centinaia di milioni di computer connessi in rete.

Internet, oggi, è sinonimo di globalizzazione. Avere un sito internet significa possedere una vetrina sul mondo, farsi conoscere dappertutto. Oggi, una grande varietà di processori, incorporati anche in elettrodomestici e in molti altri apparecchi, hanno tra le proprie funzionalità quella di connettersi a Internet: dal frigorifero, al televisore, all’impianto di allarme, al forno, alla macchina fotografica. In tal senso dunque un’ulteriore evoluzione della Rete, potrebbe essere l’estensione della connettività agli oggetti della vita quotidiana, dando vita alla cosiddetta “Internet delle cose”.

Tuttavia, oggi l’utilizzo dei dati personali degli utenti da parte degli ISP e dei maggiori operatori di rete a scopo di ricerche di mercato pone il problema della privacy dell’utente in Rete. Al crescere dei servizi offerti dalla rete si è fatto strada il dibattito in merito alla network neutrality tra chi (gli utenti) vorrebbe una rete completamente trasparente e chi (gli operatori di rete) vorrebbe un maggior controllo e selezione dei contenuti stessi per diffondere il proprio business, ovvero i fornitori di servizi web (Google, Facebook, Twitter, LinkedIn, ecc…).

Attualmente e sin dai suoi sviluppi Internet si è caratterizzata come una rete fondamentalmente “anarchica” cioè priva di regolamentazione. Ciascun utente può contribuire ai suoi contenuti secondo regole non sempre ben definite ed omogenee. La Rete rappresenta comunque un esempio di libertà di espressione e democrazia globale dei tempi moderni e per questo da tutelare. Ciò rappresenta un punto cruciale che dovrà essere risolto nell’immediato futuro.

Oggi, infatti, si parla molto di lotta alle fake news o “bufale”. Personalmente, ritengo che questo argomento deve essere ancora affrontato con molta prudenza e saggezza. Esploso in particolare durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, il fenomeno delle bufale ha investito subito i colossi della Rete come Facebook e Google, accusati da alcuni analisti di agevolare la diffusione in rete di notizie false e fuorvianti.

Come al solito abbiamo due squadre in campo.

Da una parte c’è chi vuole mettere la parola fine alle bufale: il 25 novembre il Washington Post ne parla in prima pagina, “C’è Putin dietro ai fake su Hillary?” si parla quindi di una presunta “lunga mano” della Russia dietro la campagna denigratoria sui social che ha danneggiato Hillary Clinton nella campagna elettorale contro Donald Trump. Ad un mese dalla sua sconfitta, Hillary, in pubblico, punta il dito contro le “fake news” del web definendole un’ «epidemia» che va fermata poiché può avere un impatto reale sulla vita della gente.

In Italia la campagna “anti-bufala” è stata fatta propria dalla presidentessa della Camera dei Deputati, On. Laura Boldrini con il lancio di un nuovo sito per la campagna contro le bufale, “non sono solo goliardate, provocano danni reali alle persone”, “le bufale creano confusione, seminano paure e odio e inquinano irrimediabilmente il dibattito. Pensate a quelle sui vaccini pediatrici, alle terapie mediche improvvisate o alle truffe online. Lancio l’appello #BastaBufale perché essere informati è un diritto, essere disinformati è un pericolo”.

Il messaggio è semplice: bisogna sconfiggere l’odio online e il cyberbullismo.

Dal leader leghista Matteo Salvini con la sua retorica anti-immigrati, gli adolescenti adescati o che si suicidano, il fenomeno del revenge porn, dalla Brexit e la vittoria di Trump alla povera Tiziana Cantone: è tutta colpa del web.

Ecco, dall’altra parte, c’è chi invoca un bavaglio al web, in modo più o meno accentuato. La Rete, si sa, ha una natura libertaria ed è caratterizzata dalla disintermediazione, la possibilità, cioè, per diversi soggetti di diffondere le proprie idee. Non è escluso che la capacità manipolativa del web possa superare quella della televisione, ma la limitazione degli effetti antidemocratici della Rete non si può perseguire con uno strumento antidemocratico quali filtri per le bufale o con delle censure. Sarebbe un paradosso!

Un modo accettabile per arginare questi effetti negativi è quello di intraprendere un processo di “alfabetizzazione mediale”.

Facebook sembra aver intrapreso questa strada. Mark Zuckerberg ha deciso infatti di lanciare uno nuovo strumento educativo contro la disinformazione e le fake news, disponibile dal 7 aprile in 14 paesi, tra cui l’Italia. Esso sarà visibile in cima al News Feed e cliccando su “maggiori informazioni” ci porterà all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove si trovano consigli utili e un decalogo su come individuare meglio le notizie false, come ad esempio “non ti fidare dei titoli”, “guarda bene l’Url del sito” o “fai ricerche sulla fonte”.

Di sicuro le domande che bisogna porsi, in qualsiasi caso, sono: chi deciderà ciò che è vero e ciò che è falso? Secondo quali principi?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Antonino Zampaglione

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