Piovono bombe: si attende la scintilla che possa far detonare la situazione internazionale

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foto: ilfattoquotidiano.it

Sicuramente è sbalorditivo constatare come in una manciata di ore si sia passati dalla rassicurante stretta di mano fra Donald Trump e Xi Jinping alla strage compiuta nella base militare siriana di Al Shayrat. Questa storia, nonostante al suo interno sia molto eterogenea, come tutte le storie che si rispettano ha un solo protagonista: Donald Trump. Infatti il presidente statunitense durante la giornata di giovedì scorso incontrava, presso Mar-a-Lago (Florida), per la prima volta, il suo corrispettivo cinese, Xi Jinping, per discutere su diversi temi fra i quali quelli riguardanti Corea del Nord e commercio.
Sarà lo stesso Trump a dare l’ordine per avviare all’attacco missilistico in Siria, dopo aver riferito prima le sue intenzioni, secondo alcune indiscrezioni, al presidente cinese Xi Jinping. Come in ogni bella storia, dovrà comparire un messaggio moralistico (o pseudo tale). Ed ecco quindi Trump che poco dopo la notizia del bombardamento (arrivata intorno alle 20,40 ora di New York), sempre da Mar-a -Lago, decide di spiegare il perché del suo ordine affermando che “martedì il dittatore della Siria, Bashar al-Assad, ha lanciato un terribile attacco con armi chimiche contro civili innocenti, uccidendo uomini, donne e bambini. Per molti di loro è stata una morte lenta e dolorosa. Anche bambini piccoli e bellissimi sono stati crudelmente uccisi in questo barbaro attacco. Nessun bambino dovrebbe mai soffrire tale orrore” – e proseguendo – “questa sera ho ordinato un attacco mirato contro la base da cui è partito l’attacco chimico”.

Quindi stando a tali dichiarazioni, l’azione militare da Trump desiderata, costituisce una reazione per la  strage di Khan Sheikhoun . La replica americana,non poteva che partire dalla base di Al Shayrat ,da cui erano decollati,lo scorso quattro Aprile , gli aerei siriani caricati di armi chimiche pronte per essere sganciarle presso Khan Sheikhoun. In questo disumano attacco moriranno più di 80 individui , fra i quali 28 bambini. Quindi alle due e quaranta (ora italiana) da due portaerei statunitensi localizzate al largo nel Mediterraneo, furono lanciati 59 missili Tomahawk sulla base di Al Shayrat che in pochi attimi fu quasi totalmente devastata .Tali missili , secondo le comunicazioni giunteci , avrebbero colpito piste, velivoli e zone di rifornimento. Oltre agli hangar degli aerei, la base ospitava un battaglione della difesa aerea, abitazioni di ufficiali e un deposito di carburante. Le informazioni riguardanti il numero di vittime non sono unanime , alcuni organi di stampa vociferano anche il coinvolgimento tre piccoli villaggi vicini alla base in cui si conterebbero diverse vittime civili fra cui quattro bambini.

Proprio adesso la nostra storia si fa avvincente. Da poco sono stati rinnovati i trattati militari fra Russia e Siria, un’alleanza che rimanda alle dinamiche della guerra fredda. Il 26 agosto scorso la Federazione Russa e il governo siriano hanno firmato un accordo che permette a Mosca una piena libertà di manovra per tutto il personale russo – civile e militare – dispiegato in territorio siriano il quale godrebbe, inoltre, di totale immunità. Mosca, inoltre, è sollevata da ogni responsabilità riguardo i danni a cose e persone, ed è tenuta solo ad informare la controparte delle proprie azioni. L’accesso alle strutture impiegate dal Gruppo di aviazione russo non è consentito a personale siriano, se non su approvazione del Comandante russo di riferimento. L’accordo militare ha inoltre una durata indeterminata, che si interrompe un anno dopo che una delle parti notifica all’altra la conclusione dell’accordo. Ciò significa che se domani il governo siriano informasse i russi che non è più richiesta la loro presenza, Mosca potrebbe rimanere in territorio siriano per un altro anno alle stesse condizioni diplomatiche e militari stipulate nell’accordo di agosto. In cambio la Repubblica Araba Siriana riceverebbe dalla delegazione russa presente nel territorio siriano un sostegno per assicurare il mantenimento della pace e della stabilità regionale, confermando il comune impegno nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo. Si può comprendere abbastanza facilmente che un’azione offensiva statunitense in una regione in cui siano presenti militari russi è estremamente pericolosa per gli equilibri internazionali. Infatti se l’attacco americano avesse compromesso anche una sola dell’incolumità dei militari russi presenti in Siria questo avrebbe necessariamente comportato un incidente diplomatico internazionale, fomentando la “dormiente” rivalità fra Usa e Russia. Fortunatamente questa possibilità non si è verificata, i resoconti delle vittime dell’attacco militare americano non rivelano perdite fra i componenti russi presenti in Siria.

Ciò nonostante questo episodio, come è logico che fosse, ha sollevato, quasi immediatamente, un polverone mediatico. L’azione di Trump ha avuto il sostegno immediato da parte del premier israeliano Netanyahu e della premier inglese Theresa May la quale ha definito l’aggressione americana come una “risposta appropriata” all’attacco barbaro con armi chimiche lanciato dal regime siriano. Anche L’Arabia Saudita, la Turchia e il Giappone danno piena fiducia all’operato Trump. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, concordando con l’operato statunitense affermano che ”la responsabilità per questi sviluppi è del solo Assad. Mentre per il presidente siriano Bashar al-Assad, l’attacco americano è un atto “folle” e “sciocco. La televisione di Stato siriana definisce l’attacco missilistico “un’aggressione” da parte degli Stati Uniti nei confronti della Siria. L’Iran anche condanna “energicamente” i bombardamenti e ritiene che “rafforzino i gruppi terroristici”, inoltre sostiene che gli Usa abbiano strumentalizzato la motivazione per l’attacco. Ma sicuramente la dichiarazione di condanna con maggior peso proviene dalle dichiarazioni del Cremlino, le quali sostengono con preoccupante certezza che l’attacco americano porterà danni considerevoli alle relazioni tra Russia e Stati. Inoltre il presidente russo Vladimir Putin dichiara che “l’attacco viola la legge internazionale, Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano”. Molto pesanti, in chiave di lettura di equilibrio internazionale, sono anche le affermazioni dell’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Nikki Haley la quale ha detto che gli Stati Uniti erano “pienamente giustificati” a rispondere con un attacco perché Assad ha usato armi chimiche “molte volte” e lo ha fatto “perché pensava di farla franca, avendo la copertura della Russia”.

Spaccata è invece l’opinione politica italiana con il premier Paolo Gentiloni che giudica il comportamento statunitense come “una risposta motivata a un crimine di guerra. L’uso di armi chimiche non può essere circondato da indifferenza e chi ne fa uso non può contare su attenuanti o mistificazioni”, sostenuto dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Di parere discordante sono invece i gruppi M5S di Camera, Senato ed Europarlamento che affermano “Gli attacchi scanditi nella notte dall’aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale . Non solo, dimostrano per l’ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite. Un valore nullo. Si è preferito bombardare ancor prima di incaricare l’Onu di avviare un’inchiesta indipendente per accertare i responsabili dell’uso di armi chimiche. Le bombe, a quanto pare, vengono prima di tutto”.

Solo leggendo le dichiarazioni post-attacco statunitense si possono cogliere inevitabilmente malumori e divisioni nella comunità mondiale. Siamo all’alba di un nuovo conflitto mondiale? Forse questa come previsione è abbastanza azzardata ma sicuramente c’è da costatare una certa tensione fra le maggiori potenze internazionali e questo sicuramente non è affatto un dato positivo, in un contesto come quello contemporaneo puntellato dal disordine terroristico ed estremistico.

Francesco Pizzinga

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