L’aspetto sacro della conoscenza

Prendendo spunto da alcuni dialoghi di un pensatore orientale di grande importanza, mi andrebbe di riflettere, quanto basta, su come l’individuo conosce il mondo in cui vive e la realtà più in generale. La riflessione è incentrata sul come acquisiamo stimoli sensibili dal mondo esterno e come il nostro pensiero reagisce a questi.

Perché conoscenza sacra? Il termine “Sacro” rimanda all’antica radice indoeuropea “sak”, che significa qualcosa di valido, concreto, reale, conforme al cosmo e all’ordine delle cose. È questo il significato di cui ci serviremo. Stiamo tirando in ballo la religione? In un certo senso . Dico Religione, non perché ci preoccuperemo di come un cristiano, un musulmano, un ebreo si rapporta alla realtà per mezzo del suo Dio. La Religione come istituzione, elemento sociale o contenuto della dottrina non ci interesserà in questo contesto. “Religioso” nel senso originario del termine, da “Religio” , che rimanda all’aver cura, guardare con attenzione, ma anche all’unire, al rilegare.

Quando osserviamo un albero, una città, il mare, un arida pianura, nostra moglie o nostro fratello, il pensiero osserva “ciò che è”, ossia è in contatto col l’essenza sacra della cosa, la sua nuda esistenza: è là, siamo consapevoli della cosa. Il pensiero riceve solamente il dato sensibile che è colto dalla nostra attenzione. A questo punto, sembrerebbe, che il pensiero compia un’altra operazione, ossia reagisce all’osservazione della cosa: questa reazione , che noi chiamiamo emozione, giudizio, opinione, è una descrizione della cosa che stiamo osservando(una bella radura,una ragazza simpatica, un bosco inquietante ecc…).

ricordo

La reazione è quasi simultanea al dato sensibile che riceviamo dall’osservazione, ed è molto spesso legata all’esperienza, al passato, a ciò che è stato già conosciuto. Ogni volta che osservate vostra moglie, il vostro pensiero tira fuori la reazione emotiva/razionale, e voi la guardate con “gli occhi del passato”, ossia avete uno sguardo condizionato dai continui litigi, i gesti d’affetto, le paure passate ecc.. Non riuscite ad osservarla per come è, in quell’istante in cui lei vi parla, proprio come la guardereste per la prima volta; il giudizio che voi avete forgiato nel passato divide voi, che siete gli osservatori, dal sacro delle cose osservate, cioè dal nudo dato sensibile.

C’è un impedimento: non siete realmente consapevoli di ciò che è l’oggetto della vostra osservazione, perché confondete la cosa con quella che prima abbiamo chiamato “reazione alla cosa osservata” . La reazione alla cosa osservata, che può essere simpatia, antipatia, rabbia, dolore, vergogna, viene confusa con ciò che osserviamo . Siamo consapevoli, sempre in maniera costante, quando parliamo ad un amico, per esempio, che lui è diverso dall’immagine che il nostro pensiero ha costruito su quella persona? Oppure confondiamo le due cose? Ci facciamo ingannare dalle immagini che il nostro pensiero ha creato sulle cose, che sono inevitabilmente diverse dalle immagini che altri individui hanno creato.

Dialogo

Da qui nascono le opinioni, i giudizi, nelle loro contraddizioni, che dividono gli uomini, e impediscono loro il dialogo. L’immagine del pensiero è un prodotto del passato, dell’esperienza; l’amico, l’albero, il mare, la pianura,nella loro sacralità(cioè nella loro nuda essenza) sono un prodotto del presente.

Andrea Fanelli

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