Più Europa o meno Europa?

“Se non c’è un’Europa quando il mondo trema, quando potrà mai essercene una?” (Philippe Alexandre, Le bien public)

Riguardo l’anniversario dei 60 anni dai trattati di Roma, la storia e le diverse dinamiche evolutive ne ha già parlato il nostro amico Francesco Pizzinga nel suo articolo del 29 marzo che potete trovare a questo link: https://lascialuppa.wordpress.com/2017/03/29/dalla-firma-di-antonio-segni-alla-firma-di-paolo-gentiloni/

Oggi, per gli amanti della politica, vorrei fare con voi un passo in più: vorrei parlare di un possibile futuro dell’Unione Europea e tentare di guardare verso un orizzonte politico di medio – lungo termine.

Di sicuro, ci troviamo oggi in un periodo di generale crisi delle istituzioni e in particolare, di un’avversione verso quelle europee.

Spero di parlare a nome della maggioranza dei ragazzi della mia generazione e di quelle seguenti quando dico che siamo nati e cresciuti con l’idea di un’Europa vivace, moderna e libertaria. Quando pensavamo all’Europa fino a pochi anni fa, ci venivano subito alla mente le famose “generazioni erasmus”, la bellezza della diversità dei nostri popoli, la passione per le diverse lingue, l’idea di uno spazio comune in cui potersi muovere liberamente esibendo soltato la carta d’identità, le conquiste nel campo dei diritti civili e politici e perchè no, anche tutte quelle manifestazioni sportive o musicali che ogni anno ci piace seguire in televisione.

Avendo studiato a fondo la storia europea e accingendomi a studiare ora l’azione concreta (con i suoi benefici e le sue contraddizioni) di questa giovane istituzione e premettendo di avere una visione positiva e tutto sommato ottimista sul tema, vi propongo ora i cinque possibili scenari riguardo al futuro dell’Unione da qui al 2025 delineati dall’attuale presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker.

“Il 25 marzo 2017, i 27 leader degli Stati membri dell’Unione europea si riuniranno a Roma all’insegna della pace e dell’amicizia. Questo è di per sé un risultato che molti avrebbero considerato inimmaginabile 60 anni fa, quando i sei Stati membri fondatori firmarono i Trattati di Roma. In occasione di questo 60° anniversario, il nostro pensiero va a coloro che ci hanno preceduto, il cui sogno europeo è diventato realtà. Questo è il momento di riflettere con orgoglio sulle nostre conquiste e ricordare i valori che ci accomunano. L’incontro di Roma deve però segnare anche l’inizio di un nuovo capitolo. Dobbiamo prepararci ad affrontare notevoli sfide che riguardano la nostra sicurezza, il benessere dei cittadini e il ruolo che l’Europa è chiamata a svolgere in un mondo sempre più multipolare. Un’Europa unita a 27 deve forgiare il proprio destino e delineare una visione per il suo futuro.”

(tratto dalla prefazione del libro bianco di Jean-Claude Juncker, 1° marzo)

Gli scenari vanno essenzialmente da un’Europa così com’è, a due velocità, a più Europa:

Scenario 1 – Avanti così:

L’Unione Europea si concentra sull’attuazione del suo programma positivo di riforme;

Scenario 2 – Solo il mercato unico:

L’Unione Europea si rifocalizza progressivamente sul mercato unico;

Scenario 3 – Chi vuole di più fa di più:

L’unione europea consente agli stati membri che lo vogliano di fare di più insieme in settori specifici;

Scenario 4 – Fare meno in modo più efficiente:

L’Unione Europea si concentra sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in alcuni settori, intervenendo meno in altri;

Scenario 5 – Fare molto di più insieme:

L’Unione Europea decide di fare molto di più insieme in tutte le aree politiche

Sarà quest’ultimo lo scenario più federalista, quello da seguire per creare gli Stati Uniti d’Europa? A chi non piacerebbe un’unione politica basata su solidarietà economica e sociale? C’è chi dice che dovremmo recuperare quel concetto di unità alla base del progetto di Spinelli, che vedeva in un modello federativo la possibilità di rinascita per il nostro continente… Invece, ora, la maggioranza ignora che l’Unione fa la forza. La nostra Europa si trova in questo momento accerchiata a ovest dall’America di Trump, a est dalla Russia di Putin e più a sud dalla Turchia di Erdogan. A nord abbiamo la Brexit e la prudenza dei paesi scandinavi. E noi? Ci dividiamo?

C’è chi dice che è proprio dalle crisi,  dal disordine che nascono nuove opportunità. Prendiamo, dunque, questa crisi come un incentivo ed un segnale a fare di più insieme. Invece di lamentarci dovremmo agire come una sola anima senza creare muri al nostro interno. Pensare agli Stati Uniti d’Europa restituirebbe al nostro prezioso continente l’energia che ci serve e l’identità che ci appartiene. Così come diceva Konrad Adenauer:

“L’unità dell’Europa era un sogno di pochi. È stata una speranza per molti. Oggi è una necessità per tutti.”

Antonino Zampaglione

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