La carriera cestistica di un guerriero: l’approdo in NBA, la malattia, il trapianto, il titolo NBA, il ritiro: Alonzo Mourning

principale
Vedendo il sorriso di un malato, il germogliare di una piantina, la bellezza e il profumo di un fiore, una luna piena, un cielo stellato… Queste sono piccole cose che alleggeriscono il cuore e fanno amare di più la vita! E’ molto bello quando la vita continua…
[San Pietro a Maida, Anonimo]

Il termine guerriero lo avete sentito tante volte, nello sport ogni tanto se ne abusa.
Non credo se ne abusi nella carr
iera di Alonzo Mourning. Questo è un guerriero autentico, era un guerriero autentico.

Alonzo Mourning nasce a Chesapeake, Virginia, l’8 febbraio del 1970, alto 2,10 metri e pesa 109 chilogrammi. Con un look aggravato, sempre un po’ incazzato, meravigliosamente scolpito, un soggetto di una forza, di un’eleganza e di un orgoglio possibili soltanto a quelli della sua razza, ovviamente l’afroamericano, per dirla alla Federico Buffa. Mourning sceglie di frequentare la Georgetown University, college con una lunga tradizione in fatto di centri. Questo college fu frequentato da giocatori come Patrick Ewing ( 2,13 metri; 109 Kg;New York Knicks; Hall of fame (2008), Dream Team (1992)) e Dikembe Mutombo ( 2,18 metri; 118 Kg; Huston Rockets; Hall of fame (2015)), che poi diventarono suoi amici. Nel draft del ’92 venne scelto come seconda scelta in assoluto dai Charlotte Hornets, la prima scelta fu Shaquille O’Neal (2,16 metri; 147 Kg; Los angeles Lakers; Hall of fame (2016); 4 titoli NBA tre con i Lakers e uno con i Miami Heat; MVP regular season 1; MVP finals 3; MVP All star game 3; Rookie dell’anno; settimo miglior marcatore NBA di tutti i tempi). La sua prima stagione da rookie fu stratosferica, con la sua media di 21 punti e 10 rimbalzi a partita Mourning portò i suoi Hornets ai play-off; batterono i Boston Celtics al primo turno, ma il sogno si infranse perché subito dopo vennero battuti dai New York Knicks in cinque partite.
La prima stagione fu un successo per
Mourning perchè venne inserito nel NBA All-Rookie Team e fu considerato tra i migliori centri della lega. Il secondo anno di Mourning a Charlotte non fu soddisfacente come il primo, anche se mantenne la media di punti e rimbalzi dell’anno precedente.
La squadra con 41 vitto
rie e 41 sconfitte non riuscì a conquistare il biglietto per accedere ai play-off, non ci riuscì perchè la seconda stella della squadra Larry Johnson subì un infortunio che lo tenne fermo per 31 partite.
Il terzo anno finalmente ritornarono a giocarsi i play-off ma per sfortuna trovarono al primo turno i Chicago
Bulls di Michael Jeffrey Jordan.
E sapete già come andava a finire quando una squadra qualsiasi della lega incontrava i leg
gendari Bulls nella post-season.
2
All’inizio della stagione 1995/1996
Alonzo Mourning fu ceduto ai Miami Heat in cambio di Glen Rice e Matt Geiger: è la seconda squadra NBA per il nostro guerriero.
A Miami
Mourning trovò un allenatore carismatico e vincente, il suo nome è Pat Riley, un uomo di 93 Kg distribuiti in 1,93 metri d’altezza. Pat vinse in tutti i modi possibili, da giocatore vinse un titolo NBA con i Lakers nel 1972, da allenatore vinse ben 5 titoli NBA: quattro con i Lakers e uno con gli Heat nel 2006, non si fermò qui perché ne vinse altri due come Presidente dei Miami Heat nel 2012 e nel 2013, d’altronde quelli sono stati gli anni d’oro del trio LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, ma questa è un’altra storia.
P
er quanto fosse forte la coppia Mourning-Riley i Miami persero al primo turno dei play-off contro i Bulls di Jordan (“Questa che vi sto raccontando è una bella storia, ma MJ23 stava scrivendo la sua storia anzi la storia del basket e di tutto lo sport”).
E allora giustamente
Mourning e i suoi Heat non potevano fare altro che scansarsi.
I play-off della stagione 1996/1997 durarono più a lungo rispetto all’anno precedente.
Al primo turno in un derby della Florida contri gli Orlando
Magic, gli Heat vinsero in 5 partite. Al secondo turno incontrarono l’ex squadra di Riley, i New York Knicks: in gara 4 scoppiò una grande rissa che costò una squalifica a giocatori di entrambe le squadre, ma alla fine Miami riuscì a vincere la serie in 7 partite. I giocatori dei Miami Heat erano felici per il traguardo ottenuto, ma sicuramente non erano molto felici di giocare la finale di Conference, sapete il perché? Sempre lui, sempre Michael Jordan. Inutile dire che gli Heat persero in sole 5 partite. Per Mourning la situazione si faceva sempre più stressante perché non riusciva a vincere il titolo, nemmeno dopo il ritiro di Michael Jordan.
Ci provò ma nella partita contro i
Knicks, due anni dopo la grande rissa, Mourning non vinse il titolo a causa di un tiro allo scadere di Allan Houston. 
Mournig è un guerriero e come tutti i guerrieri ha giocato ogni partita come se fosse l’ultima, ma quando giochi così il tuo corpo scolpito chiede un prezzo.
Quando giochi cosi devi usare gli antinfiammatori.
E dopo averne usati fin troppi i suoi reni saltarono.
Alonzo Mourning, che faceva 220 chili di panca in sala pesi, si era ridotto a non alzare un pesino di 5 chili.
Gli viene diagnosticata la
glomerulosclerosi segmentaria. In poche parole doveva sottoporsi alla dialisi.
3
Le cure pesanti adottate da
Mourning gli consentirono di giocare soltanto 13 partite nella stagione 2000/2001. Gli Heat non sono più la squadra di qualche anno prima e i play-off restano un miraggio. Le condizioni di Mourning peggiorano improvvisamente e la stagione 2002/2003 non lo vide mai scendere in campo.
Finalmente nell’estate del 2003 il guerriero ottenne il permesso medico di tornare
in campo, ma siccome non trovò spazio nei Miami Heat, decise nuovamente di cambiare aria. I New Jersey Nets erano buoni per uno come Mourning, era una squadra che aveva perso il titolo NBA l’anno prima e il guerriero fu stimolato subito all’idea di giocare in una franchigia che aveva qualche chance di vittoria; inoltre lì giocava Jason Kidd ( 1,93 metri; 95 Kg; un titolo NBA nel 2011 con i Dallas Mavericks) amico da sempre.
Alonzo riuscì a giocare solo 12 partite con la nuova squadra.
L
a situazione peggiorò e il guerriero annunciò il suo ritiro e decise di avviare tutte le procedure di rito per potersi sottoporre a un trapianto di rene.
L’organo gli viene fornito da suo c
ugino, un banchiere di New York.
Il recupero dopo l’operazione fu veloce e
Mourning torno subito in campo.
Una persona normale si sarebbe ritirata definitivamente dallo sport agonistico, lui no… lui voleva il titolo NBA.
Nella storia della NBA esiste solo un precedente di un giocatore tornato all’attività agonistica dopo un trapianto di rene, il suo nome è Sean
Elliot dei San Antonio Spurs.
All’inizio della stagio
ne 2004/2005 il guerriero tornò in campo, ma vide le porte sbarrate da parte dei Nets: perché lo avevano scambiato insieme a Eric Williams e Aaron Williams per la stella Vince Carter. Mourning che non voleva andare a Toronto sbatté i piedi fino a quando riuscì a tornare dai suoi Miami Heat.
Il primo marzo del 2005 venne riaccolto con grande calore dai suoi vecchi tifosi.
Mourning accettò di fare da cambio al grande Shaq solo per avere la possibilità di vincere un titolo. In realtà il guerriero giocò molte partite tra cui in quasi tutte partì nel quintetto iniziale, perché per sua fortuna Shaq ebbe un infortunio. Quella stagione Mourning e Wade portarono il titolo a Miami battendo ai play-off Chicago Bulls, New Jersey Nets, Detroit Pistons e Dallas Mavericks in 6 partite. La partita migliore del guerriero capita proprio in gara 6, dove distribuì 5 stoppate. Mourning salì di diritto ai primi posti della classifica degli stoppatori. Dopo aver finalmente conquistato il suo primo anello il guerriero decise di fare un altro anno a Miami per difendere il titolo, ma il 19 dicembre del 2007, nel primo quarto della partita contro gli Atalanta Hawks, il suo ginocchio destro cedette, la diagnosi fu rottura del tendine rotuleo e lesione al quadricipite. Scherzo del destino, in quel stesso giorno ricorreva il quarto anniversario del trapianto di rene. E’ l’ultima battaglia del guerriero, sono arrivati i sanitari nel terreno di gioco e lui disse <Non voglio uscire su una barella, voglio uscire sulle mie gambe>.
Il 22 gennaio del 2009 annun
ciò ufficialme
nte il suo ritiro, nel 2014 entrò nell’hall
of fame.
Il 30 marzo del 2009 i Miami
Heat ritirarono la sua maglia col numero 33, fu il primo giocatore nella storia della franchigia a ricevere tale onore.
Alla cerimonia hanno partecipato anche i grandi amici di
Alonzo, Patrick Ewing, Dikembe Mutombo; Tim Hardaway ed il suo coach ai tempi di Georgetown, John Thompson.

Questa è la storia di un guerriero, questa è la storia di un uomo che non si è arreso di fronte alle difficoltà della vita. Ma questa è anche la storia di un cugino che ha avuto un cuore cosi grande da donare uno dei suoi due reni.
Il mio invito è quello di donare.
Ricordatevi che per ogni persona che dona i suoi organi si possono salvare almeno altre sei vite.

 

“E’ molto bello quando la vita continua…

Pietro Carlino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: