Dalla firma di Antonio Segni alla firma di Paolo Gentiloni

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Sabato venticinque marzo, presso la Sala degli Orazi e Curiazi di Palazzo dei Conservatori
a Roma, i leader dei ventisette paesi dell’Unione Europea (escluso il Regno Unito) hanno rinnovato con la loro firma un impegno vecchio di 60 anni, definito nel discorso del Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, come «Un viaggio di conquiste. Un viaggio di speranze realizzate e di speranze ancora da esaudire».

Tale impegno allude al rinnovo dei Trattati di Roma, due accordi di straordinaria importanza che costituirono una tappa fondamentale per la storia del continente europeo, istituendo rispettivamente la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA). Con il primo si rispose ad un’esigenza economica, che puntò, tramite la soppressione dei dazi doganali, alla creazione di un mercato unico e comune, sulla base della quale si edificò la successiva unità politica.
Il secondo trattato, firmato dagli stessi stati che formalizzarono il primo, aveva invece come scopo quello di coordinare i programmi di ricerca degli stati membri relativi all’energia nucleare, assicurando il suo utilizzo per scopi pacifici.

Tale evento si colloca in un’ottica continentale e mondiale molto instabile, complicata ulteriormente dalle dinamiche londinesi dello scorso mercoledì e dalla situazione turbolenta della capitale italiana nella quale a scendere in piazza per manifestare pro o contro l‘UE sono stati circa venticinque mila persone. Quattro sono stati i cortei di protesta: quello unionista del Movimento federalista e di Nostra Europa; i due anti-euro, di Euro Stop e di Azione Nazionale. Infine due manifestazioni statiche, di Fratelli d’Italia e del Partito comunista. Nonostante una Roma blindata per paura di possibili disordini causati dai soliti black block, nonostante l’allerta terrorismo e nonostante le proteste di organi politici separazionisti, il messaggio che emerge da questa manifestazione è forte e da l’immagine di un’Unione Europea compatta, tendente a prediligere le affinità piuttosto che le divergenze.

Il senso di comunanza collettivo può essere ricercato anche nelle parole sia del primo ministro italiano «Parlo dei valori che ci fanno sentire tutti colpiti quando il Parlamento Britannico è sotto attacco. Che ci fanno gioire quando riapre i battenti il Bataclan. Che ci fanno essere orgogliosi delle donne e degli uomini di quell’avamposto europeo della civiltà che è Lampedusa» sia dal presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk che scagliandosi contro l’idea di Europa a più velocità afferma «L’Europa o sarà unità o non sarà» o ancora dal messaggio di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana «La sostanza della scelta dell’Unione consiste nel realizzare un processo di integrazione basato sulla decisione di porre in comune talenti, risorse e capacità per il maggior benessere delle nostre società e per lo sviluppo costante delle istituzioni democratiche».

In generale fra i festeggiamenti per il rinnovo dei Trattati di Roma emerge la volontà e la necessità di tutti i presenti di un messaggio di unità, stabilità e reciproco aiuto ma anche un’amarezza dei più per l’assenza della rappresentante britannica, Theresa May, che sta traghettando il suo paese verso il compimento definitivo della Brexit .

Francesco Pizzinga

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