Ciccilla, storia di una donna divenuta capo banda

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La storia di cui parleremo oggi è una storia impregnata di sangue, passioni travolgenti, violenza e lotte di potere; no, nel caso ve lo steste chiedendo, non parleremo di un film di Quentin Tarantino, o almeno non adesso. Oggi parleremo di Maria Oliverio, nota ai più come “Ciccilla“, la più bella e crudele brigantessa del Meridione.

“BELLA E CRUDELE, CON UNA PIETRA AL POSTO DEL CUORE” così veniva descritta da una canzone popolare del tempo.

Ciccilla nacque a Casole Bruzio (Cosenza) il 30 agosto del 1841.
Riconosciuta e apprezzata da tutti per la sua straordinaria bellezza, a 17 anni sposò il brigante Pietro Monaco, un giovane di Macchia di Spezzano Piccolo.
Poco tempo dopo il matrimonio, Maria, fu fatta arrestare per far si che il marito latitante si costituisse, cosa che non avvenne, così dopo circa un mese fu rilasciata. Una volta ritornata a casa venne a sapere di una presunta relazione tra il marito e Teresa, sua sorella, più grande di 16 anni e sposata. Teresa che era ormai innamorata di Monaco, cercò in tutti i modi di far vacillare il matrimonio fra i due, arrivando persino ad accusare la sorella di essersi concessa ai carcerieri durante il periodo di reclusione.
Tutto ciò scatenò l’ira di Ciccilla, portandola a compiere un gesto estremamente macabro e crudele, per il quale iniziò ad accrescere la sua fama di donna bella e spietata; una notte infatti, Maria, si recò a casa della sorella Teresa che uccise brutalmente con 48 colpi di scure, gesto che la costrinse a darsi alla latitanza insieme al marito.

A poco più di 20 anni, sempre vestita da uomo, Ciccilla temuta e rispettata da tutti, condivideva col marito il comando di una banda di briganti e probabilmente fu proprio questo il motivo per il quale nella banda iniziarono ad accrescere i malumori. Ricevere ordini da una donna non era per niente visto di buon occhio e fu così che alcuni membri della compagnia, la notte del 24 dicembre del 1863, tesero un’imboscata ai due. In quella notte Monaco fu ucciso e Ciccilla ferita ad un braccio, ma nonostante ciò, col cuore che traboccavo d’odio, la giovane brigantessa si lanciò nell’inseguimento dei traditori senza ottenere alcun risultato, ma dimostrando comunque la propria tenacia e la sua indole irriducibile.
Tornata sul luogo del delitto, ferita ma per niente abbattuta, Maria bruciò il corpo del marito dopo avergli mozzato la testa per evitare che i soldati piemontesi potessero trovarla e portare in trionfo come spesso accadeva.

Da questo momento in poi Ciccilla si unì per un breve periodo alla banda di Antonio Monaco, cugino del defunto marito.
47 giorni dopo quella notte della vigilia di Natale, infatti, Ciccilla venne catturata dopo un conflitto a fuoco durato per molte ore.
Portata a Catanzaro e processata, il 30 aprile 1864 venne condannata a morte mediante fucilazione alla schiena, pena che una settimana più tardi venne trasformata in lavori forzati a vita, una fortuna apparente.

Il carcere al quale era destinata era infatti il forte di Fenestrelle in Piemonte, un luogo tetro e raccapricciante dove venivano rinchiusi e sottoposti ad un durissimo regime carcerario i briganti e gli ex soldati del Regno Borbonico. Maria infatti sarebbe morta pochi mesi più tardi vittima di freddo, fame e maltrattamento. Il suo cadavere, come tutti quelli degli altri reclusi, fu buttato in una grande vasca di calce viva.

La morte pose fine alla sua storia ma non alla sua leggenda, che nel corso del tempo continua a riecheggiare in canzoni e racconti popolari che la dipingono come una ragazza bellissima, completamente devota al marito ma mai sottomessa e pronta a tutto per i suoi scopi.

“BELLA E CRUDELE, CON UNA PIETRA AL POSTO DEL CUORE”, proprio come nella canzone.

Enrico Sagulo
(da enricosagulo.wordpress.com)

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