Governo Gentiloni, i primi 100 giorni

Il Governo Gentiloni è il 64° esecutivo della Repubblica Italiana ed il terzo della XVII legislatura.

Paolo Gentiloni Silveri, ex ministro degli esteri del governo Renzi, ha ricevuto, l’11 dicembre 2016, l’incarico di formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quattro giorni dopo le dimissioni di Matteo Renzi a seguito del risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre, che ha respinto il progetto di revisione costituzionale promosso dal governo Renzi stesso. Gentiloni ha sciolto positivamente la riserva il giorno seguente, proponendo al presidente della Repubblica la lista dei ministri e giurando la sera stessa. Il nuovo governo, considerato all’inizio da tutti come un governo di transizione, si insedia durante una fase complessa per le istituzioni politiche e di grandi eventi internazionali (quali la Brexit, l’elezione di Trump, le elezioni politiche in Olanda, Francia, Germania e la riunione del G7 di maggio a Taormina).

Da un “governo di responsabilità” che andrà avanti fino a quando avrà la fiducia, è ormai chiaro a tutti che esso, per fortuna/ purtroppo andrà avanti, salvo imprevisti, fino a marzo 2018.

Da subito il nuovo premier si è distinto dal predecessore per lo stile e il linguaggio. Se, infatti, Renzi era il ritratto della gioventù moderna ed energica tendente alla sovraesposizione mediatica, al contrario Gentiloni sembra quasi ricordare i politici della Prima Repubblica. Definito “il calmo” da Romano Prodi e “una camomilla per un malato terminale” dal grillino Di Maio, il nuovo premier appare poco ma ciò non ha inciso sulla sua azione di governo.

A dieci giorni dall’insediamento, Gentiloni firmò il decreto “salva-risparmio” con cui si salvavano di fatto alcune banche a rischio fallimento (MpS, Veneto Banca, Banca Pop. Di Vicenza…) attraverso l’intervento dello Stato di 20 miliardi di euro.

A far discutere non fu solo il decreto in sé, ma anche il compromesso raggiunto sulla cosiddetta “black list” dei debitori delle banche in crisi: in quell’occasione, infatti, il governo decise di non rendere noti tutti i nominativi.

La conferma del ministro Padoan a guida del ministero dell’economia sottolinea chiaramente l’intenzione di proseguire verso la strada della “spending review” e del controllo del debito pubblico che va avanti da cinque anni. Per quest’anno, inoltre, il ministero del Tesoro ha già scelto i vertici delle cosiddette “partecipate”, ossia chi guiderà le spa pubbliche Enel, Eni, Poste, Terna, Leonardo-Finmeccanica ed Enav. Sempre nel 2017 il governo dovrà nominare il governatore di Bankitalia e il numero uno di Consob, stiamo parlando quindi dei posti chiave dell’economia italiana.

Primo obiettivo del nuovo governo doveva essere, a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale sull’incostituzionalità di alcuni elementi dell’Italicum, quello di favorire l’iter per l’approvazione di una nuova legge elettorale che permetta di eleggere un nuovo parlamento ed un nuovo governo nel 2018 senza stalli o con maggioranze diverse nelle due camere.

Oltre ad essere, a detta di molti, un governo “fotocopia” del predecessore, sono venuti all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni casi di inadeguatezza:

– la nomina di un ministro dell’istruzione che non possiede neanche un regolare diploma di maturità ma che giustifica le sue competenze con la carriera nel sindacato;

– la conferma di un ministro del lavoro, diplomato, il quale continuando a sostenere l’utilità del Jobs Act, si lascia sfuggire pubblicamente riguardo ai giovani italiani che emigrano all’estero per lavoro: “alcuni è meglio non averli tra i piedi” (scusandosi immediatamente su twitter);

– la conferma di un ministro della salute con diploma di liceo classico e cui operato è stato molto discutibile;

– la nomina di un ministro dello Sport, ora indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio nella ormai famosa inchiesta “Consip”.

Per quanto riguarda il tema immigrazione, il governo sembra deciso ad assumere misure più severe nel contrasto all’immigrazione clandestina: sono stati istituiti i Cie (Centri di identificazione ed espulsione) in ogni regione e sono stati firmati accordi bilaterali con i paesi di partenza anche in cambio di nuovi aiuti da parte del governo italiano per ridurre il traffico illegale via mare.

Discutibile, però, è il decreto Minniti (nuovo ministro dell’Interno, calabrese): esso attribuisce poteri di tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico ai sindaci e prevede nuove modalità di prevenzione e contrasto di fenomeni illegali quali lo spaccio di stupefacenti, la prostituzione, il commercio abusivo e l’illecita occupazione delle aree pubbliche. Ciò, dà di fatto il potere ai sindaci di accanirsi su quelle categorie umane che si ritengono ormai perse: tossicodipendenti, prostitute, venditori ambulanti e clochard.

Di positivo si riscontra, comunque, un Ministero per la coesione sociale e quindi una rinnovata attenzione verso la condizione del Mezzogiorno.

«In Calabria abbiamo previsto interventi complessivi per 4 miliardi e 900 milioni, una cifra molto significativa. Sono interventi che toccano tutte le criticità principali della Regione», spiega il ministro De Vincenti.

Il 22 febbraio il Senato approva in via definitiva il ddl di conversione del decreto legge che prevede interventi urgenti per il Mezzogiorno. Tutela dell’occupazione, salvaguardia ambientale, coesione sociale e territoriale sono i capitoli principali che compongono il decreto legge. In esso è prevista l’applicazione di un principio di assegnazione differenziale, tra le diverse zone del Mezzogiorno, per distribuire delle risorse aggiuntive nei territori delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Sul lavoro, a seguito della raccolta di 3 milioni di firme della Cgil per indire un referendum abrogativo che elimini i voucher e le norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti, il 14 marzo il governo annunciò la data del 28 maggio per lo svolgimento del referendum popolare. Solo 3 giorni dopo, con un consiglio dei ministri, il governo Gentiloni cancella i voucher e ripristina la normativa sugli appalti tramite decreto. In questo modo il referendum prima convocato per il 28 di maggio è superato “per evitare nuove campagne elettorali” ed il governo può tirare un sospiro di sollievo.

Antonino Zampaglione

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