Non sono solo parole

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Servono fatti, non parole. E’ verissimo.
Non con le passerelle, non coi convegni, non coi bei discorsi pronunciati spesso da chi conosce poco o non conosce affatto il fenomeno mafia, non così si combattono le mafie.
Servono magistrati preparati e competenti, indagini serie e processi più veloci. Servono interventi legislativi, ovvero una chiara volontà politica, che in questi anni, e non solo in questi anni, non c’è stata. Le più importanti modifiche funzionali alla lotta alle mafie, che il Codice Penale e il Codice di Procedura Penale hanno conosciuto, sono sempre seguite a fatti eclatanti con a terra morti eccellenti che hanno scosso l’opinione pubblica.

Quando lo Stato ha risposto, ha risposto frettolosamente, sempre con una legislazione d’emergenza, mai a mente fredda.
E’ giusto ricordare le responsabilità dell’attuale classe politica, nessun gruppo parlamentare escluso, che non ha mai collocato il tema lotta alla mafia in cima alle priorità ed è legittimo, anzi doveroso, manifestare la propria indignazione e la propria rabbia nei confronti di chi dovrebbe offrire strumenti efficaci per uccidere questo mostro che inquina materialmente tutti i settori della società in cui viviamo.
Detto questo, però, non bisogna sminuire i messaggi, retorici e ripetitivi quanto vogliamo, che arrivano da quelle manifestazioni antimafia, troppo spesso boicottate e ignorate da chi ormai, cinico, ha perso le speranze.
Sono solo parole, appunto, che lasciano il tempo che trovano. Sì, pronunciate da persone che Sciascia avrebbe definito professionisti dell’antimafia e proprio per questo sottovalutate. Ma mai parole inutili.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha appena lasciato lo Stadio Comunale di Locri dove ha incontrato i familiari delle vittime di mafia. Così iniziano i tre giorni che porteranno al 21 marzo, Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie istituzionalizzata proprio quest’anno dal Parlamento.
I più cinici diranno che è stata la solita passerella dei politicanti, con i soliti discorsi e le solite parole buttate al vento. Forse gli spalti mezzi vuoti hanno voluto dire proprio questo. Indifferenza, disinganno.
Invece io credo che, nonostante tutto, anche questo serva.
Loro, i mafiosetti di provincia, esternano quel poco potere che hanno e si fanno riconoscere con piccoli gesti, la famosa mafiosità di cui siamo tutti testimoni quotidianamente, pieni di arroganza e sopraffazione che non sono altro che simboli.
Simboli, che sono ciò che queste manifestazioni lasciano.
Ecco, quel lunghissimo elenco dei nomi delle vittime di mafia che rimbombava qualche ora fa nello stadio e nella città di Locri e che ha fatto commuovere i giovani e gli adulti lì presenti, non servirà certamente a mettere in galera un boss mafioso.
Quei volti giovani e freschi di Libera che il 21 marzo sfileranno per le vie di Locri intonando qualche coro e ricordando i Don Pino Puglisi, i Pippo Fava o i Peppino Impastato non fermeranno mica il traffico milionario di cocaina.
Ma ricordando quelle storie, penso a quella di Peppino Impastato che con la sua radio aveva capito la forza delle parole e, appunto, dei simboli, quei ragazzi risponderanno a loro modo e con il mezzo più immediato, la parola, a chi li vuole silenziosi.

Un triste elenco di nomi di donne e uomini ammazzati che fa commuovere anche chi quelle donne e quegli uomini non li ha mai conosciuti, un albero pieno di lettere per Giovanni, una targa, una via intitolata a un giovane commerciante che non si è piegato, ‘La mafia è una montagna di merda’ sulla maglia di un ragazzo, cori urlati per le vie di una città abituata al silenzio.
Sì, solo simboli, ma che non possono lasciarci indifferenti.

Vincenzo Laganà
(da vincenzolagana.com)

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