Parte seconda: l’America di Roosevelt e il ruolo dei media

Tra gli studiosi degli anni ’30 era diffusa l’idea che fascismo, nazismo, stalinismo e New Deal americano fossero delle varianti di risposta al medesimo problema: il crollo del mercato come sistema di autoregolazione sociale e la necessità di adottare un sistema di pianificazione centrale che implicava l’abbandono della rappresentanza parlamentare e il passaggio a forme di regime autoritario o dittatoriale. Roosevelt veniva considerato da alcuni studiosi come un capo carismatico e un manipolatore di folle al pari di Mussolini, Hitler o Stalin. Certo, negli Stati Uniti esistevano tutte le premesse per un’involuzione di questo genere, ma il fatto che essa non si sia verificata fa pensare che ci fossero delle buone ragioni perchè ciò non sia avvenuto. Di lì a poco, infatti, si sarebbe dimostrata la possibilità di un uso democratico delle comunicazioni di massa.

Durante il secondo conflitto mondiale, gli studios di Hollywood sfornarono decine di film che facevano leva su un mix di sentimentalismo ed eroismo, di vita privata e del destino di una nazione in guerra. Essi non erano direttamente propagandistici e proprio per questo risultarono più efficaci, fornivano motivazioni semplici ai soldati tenendo alto il loro morale e si rapportavano bene al modo di sentire delle persone comuni. Da un confronto tra i film tedeschi e i prodotti dell’industria culturale hollywoodiana si possono notare già le principali differenze: i film americani erano caratterizzati da ottimismo conflittuale, impegno individuale e una positività affettiva che mancavano in quelli tedeschi, essi diffondevano in questo modo un’immagine positiva della società che tende a favorire orientamenti politici di tipo riformistico. Nei film americani, inoltre, vi erano frequenti riferimenti ad associazioni, comunità, club, chiese ed altri enti intermedi che mancano completamente in quelli tedeschi. Nell’America rooseveltiana vi era una pluralità di fonti di informazione e di comunicazione ed una professionalizzazione nel campo dello spettacolo assai maggiori che in Europa.

Quanto allo stile comunicativo, vi è una differenza evidente tra l’aggressivo gesticolare di Hitler davanti a folle oceaniche e le “fireside chats”, i discorsi accanto al caminetto, tenuti pacatamente da Franklin D. Roosevelt alla radio. Di solito cominciava i discorsi con “Good evening friends” (“Buona sera amici”). Il primo discorso andò in onda di domenica sera, il 12 marzo 1933. Le “chiacchiere al caminetto” durarono dai 15 ai 45 minuti, con queste il presidente si rivolgeva alla nazione per illustrare la rivoluzione del “new deal” e, da comunicatore carismatico, iniettare potenti dosi di fiducia. Esse fanno, da subito, un boom di ascolti. Circa 50 milioni di ascoltatori, più di un americano su 3, si sintonizzerà su quel programma dal tono intimo e domestico, largamente ascoltato grazie alla diffusione della radio negli USA, in possesso, già dal ’32, di 16 dei 20 milioni di apparecchi esistenti al mondo. Così, in contrasto con l’uso retorico e spregiudicato dei media adottato dai dittatori europei, Roosevelt, nelle sue 30 conversazioni, trasformerà il feeling via radio col Paese, in uno strumento democratico di persuasione. Così facendo, Roosevelt accentuava il carattere sacrale ed eroico della presidenza e faceva ripetutamente appello all’animo commosso del popolo americano. L’uomo americano corrispondeva sempre a una pluralità di figure e mai all’ “uomo nuovo” nazista.

Antonino Zampaglione

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