Superare la crisi, l’America di Roosevelt

Nessun Paese, anche se ricco, può permettersi lo spreco delle sue risorse umane. La demoralizzazione causata dalla vasta disoccupazione è la nostra più grande stravaganza. Moralmente, è la più grande minaccia per il nostro ordine sociale.”
(“No country, however rich, can afford the waste of its human resources. Demoralization caused by vast unemployment is our greatest extravagance. Morally, it is the greatest menace to our social order.”)

Il 30 gennaio 1882 nasce a Hyde Park, nello Stato di New York, Franklin Delano Roosevelt, il 32º presidente degli Stati Uniti d’America. Unico presidente degli Stati Uniti a essere eletto per più di due mandati consecutivi, FDR vinse le elezioni presidenziali per ben quattro volte (nel 1932, 1936, 1940 e 1944), rimanendo in carica dal 1933 fino alla sua morte, nell’aprile del 1945, poco dopo l’inizio del quarto mandato. Egli divenne famoso nel mondo per il suo New Deal, un vasto e radicale programma di riforme economiche e sociali attuato fra il 1933 e il 1937, grazie al quale gli Stati Uniti superano la grande depressione degli anni ’30, iniziata con il crollo della borsa di Wall Street del 1929.

Con il suo ottimismo, la sua calma e la sua capacità di giudizio svolse un ruolo di grande importanza nella conduzione della seconda guerra mondiale e diede un contributo fondamentale per la formazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

Il Nuovo Corso

Durante i primi cento giorni dell’Amministrazione Roosevelt, il Congresso fu sommerso da progetti di legge ed indirizzi presidenziali che avevano l’obiettivo di rimettere in moto il Paese. Vedeva la luce la politica del New Deal, il nuovo corso che Roosevelt aveva promesso durante la campagna elettorale. Il presidente si avvalse della collaborazione del cosiddetto “brain trust”, un gruppo di docenti universitari e ricercatori che aveva il compito di consigliarlo sulle scelte ritenute più opportune per combattere la crisi. Roosevelt era solito parlare al popolo statunitense nelle sue famose “chiacchiere al caminetto”, dei discorsi informali che il presidente rivolgeva di tanto in tanto ai suoi concittadini, in cui con linguaggio semplice e paterno illustrava agli americani le cause della crisi, la necessità di nuove leggi e infondeva loro fiducia.

Dopo pochi giorni il Congresso approvava l’Economy Act che tagliava le spese improduttive del bilancio federale, dimezzava le alte pensioni dei giudici della Corte Suprema, tagliava le indennità dei parlamentari e delegava il presidente a riordinare la pubblica amministrazione al fine di renderla più efficiente e di eliminare gli sprechi. In un periodo di forte crisi economica Roosevelt, nonostante una marcata opposizione al Congresso riuscì a far approvare un provvedimento che chiedeva uno sforzo comune per mettere sotto controllo il deficit federale. Con ordine esecutivo, nell’aprile del 1933, istituì il Civilian Conservation Corps, un programma per assumere giovani disoccupati da destinare ad opere di rimboschimento, silvicoltura, protezione delle risorse naturali. Nacque da questa legge anche la Civil Works Administration che, diede lavoro a quattro milioni di persone ed ebbe il merito di costruire o migliorare strade, scuole, reti fognarie, campi da gioco ed aeroporti. Altri provvedimenti del New Deal favorirono la costruzione e il miglioramento delle abitazioni e mirarono a limitare i poteri delle banche e il ricorso al credito bancario per fini speculativi (da ricordare il Glass-Steagall Act). Una delle creazioni più spettacolari del New Deal fu la Tennessee Valley Authority (TVA) che sfruttava il bacino del fiume Tennessee per costruire dighe e centrali idroelettriche. La TVA permise a numerosi stati di ottenere energia elettrica a basso costo garantendo così sviluppo e una migliore qualità della vita.

Nel discorso di insediamento per il suo secondo mandato, Roosevelt promise di proseguire il suo impegno “verso quel terzo di paese male alloggiato, malvestito e malnutrito”.

Garantire ad ogni individuo la libertà dal bisogno, libertà dalla paura, libertà d’espressione e libertà di culto, queste sono le famose quattro libertà enunciate da Franklin Delano Roosevelt.

È doveroso ricordare anche la moglie Eleanor, la quale nel ruolo di First lady sostenne e promosse le scelte e la linea politica del marito. All’inizio il New Deal diede poca importanza all’occupazione femminile. Successivamente, grazie alle pressioni della first lady, alcuni programmi furono riservati alle donne disoccupate che vennero impiegate nei settori scolastici, della ristorazione, della sartoria, dell’assistenza ai malati e ai bambini. Eleanor Roosevelt si impegnò attivamente durante tutta la sua vita nella tutela dei diritti civili e fu tra le prime femministe. Ebbe un ruolo importante nel processo di creazione delle Nazioni Unite e presiedette la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani, documento sui diritti individuali dell’essere umano, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948.

Roosevelt morì per una emorragia cerebrale il 12 aprile 1945, all’età di 63 anni. In suo onore viene eretto il Franklin Delano Roosevelt Memorial a Washington, inaugurato nel 1997.

I tempi e i vari contesti nazionali, così come quello mondiale, sono cambiati molto da allora, ma le idee non cambiano e gli uomini non si dimenticano. Nella nostra epoca, in cui prendersi cura dei più bisognosi dovrebbe essere scontato, ciò non avviene. Garantire una vita dignitosa a tutti non è né di destra né di sinistra.

Il mio è anche un auspicio verso i grandi leader europei e mondiali che vogliano intraprendere un percorso guidato da idee progressiste. Un nuovo corso è ciò di cui ha bisogno la nostra Europa. Solo insieme e con spirito di solidarietà saremo in grado di produrre benessere collettivo e di ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche.

Antonino Zampaglione

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