Charlie, gli italiani e gli italioti

La storia dell’odi et amo tra Charlie Hebdo ed il nostro paese inizia non troppo tempo fa, quando la redazione del settimanale satirico francese viene presa d’assalto da due fondamentalisti islamici il 7 Gennaio 2015. Muoiono in 12 tra giornalisti, collaboratori della rivista, lo stesso direttore ed anche due poliziotti negli scontri a fuoco  in seguito alla fuga degli attentatori.

Superfluo anche ricordarlo, nelle settimane a seguire il fiume dell’indignazione e della solidarietà si riversò, straripante, nel nostro Paese e, soprattutto, sulle sue tastiere da social network. Addirittura 268.000 copie del primo numero di Charlie Hebdo che uscì dopo i tragici fatti in allegato a “Il Fatto Quotidiano” andarono a ruba. “Je Suis Charlie” e robe simili, ve le ricordate? Peccato che nessuno a tempo debito si fosse informato su ciò che Charlie Hebdo era ed è. Un settimanale che non disdegna il black humour sempre e comunque, nascondendosi dietro il “Si criticano la tragedia ed i responsabili, non le vittime..” che tanto abbiamo imparato a detestare. Come se un giornale avesse in tasca sempre e comunque la verità assoluta. Ma, si sa, la satira è anche sorvolare questo particolare.

Andiamo con ordine. Di acqua sotto i ponti nè è passata tanta, il Bataclan, Nizza, Anis Amri ed oggi la cronaca nera ci regala il dramma di Rigopiano. Lì in mezzo c’è anche il terremoto di Amatrice. I morti paragonati a lasagne e penne gratinate. Già lì, in tanti, italioti (bonariamente, eh) con ancora come copertina l’ultimo numero di Charlie, decisero di abbandonarlo schifati e delusi. In fondo, stavolta non stava deridendo un’altra cultura o un altro Dio, qualcuno lontano, diverso. Stavolta scherzava su di noi.

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La risposta non si fece attendere: “Italia, la mafia ha costruito le vostre case, non noi!” o qualcosa di simile con tanto di vignetta. La toppa è peggio del buco? A mio avviso sì, ma devo confessarvi che sono tra i pochi a non essere stato mai “Charlie”. Perché, come accennato in precedenza, saccenteria e presunta superiorità sono già abbastanza deprecabili, figuriamoci se sventolate di fronte ad una tragedia o contro un credo religioso, una nazione, un intero popolo. Tutte le case di Amatrice sono state costruite illegalmente e, addirittura, dalla mafia? E, anche se fosse, questa verità assoluta ed intoccabile è in mano a Charlie Hebdo? Scusate, dimenticavo. La satira è anche questo.

Arriviamo a Rigopiano. Sostanzialmente la stessa storia. Ammettendo la critica, è giusto che si indaghi su responsabilità presunte e non, e questa vignetta è già diversa da quella di Amatrice. Per quanto desolante, evita infatti macabre raffigurazioni. Questa volta potremmo quasi accettare che la satira è così. Commentare dall’alto, fermarsi all’apparenza, non andare troppo oltre e non farsi scrupoli. Cosa che, a pensarci bene, si potrebbe fare ricordando Nizza. Sei un Paese bersaglio di attentati, ed in una zona a rischio cosa fai? Una transenna e due poliziotti. Un bel giorno spazzati via da un tir che corre a mietere vittime.

Se in Italia avessimo un giornale dello stesso tipo forse ci avrebbe pensato lui a rispondere. Ma noi non lo avremo mai. Perché siamo in tanti ad essere ancora italioti e non italiani. Tifosi di un’appartenenza e non cittadini di uno Stato nazionale democratico, libero, europeo. Un italiano, cosa farebbe? Appoggerebbe Charlie, sempre o quasi, e non se la prenderebbe automaticamente appena viene toccato il suo orticello. Storcerebbe il naso di fronte alla questione Amatrice, forse, per i motivi esposti in precedenza. Ma guardando quella morte che scia divertita sulla valanga che investe l’Hotel di Rigopiano, forse penserebbe subito che quell’hotel lì non ci doveva stare.

Invece abbiamo assistito praticamente al contrario. Nel primo caso, quello del terremoto, in tanti, forse per moda e contro i loro reali sentimenti, difendevano ancora il giornale. Adesso, nel secondo caso, i vignettisti hanno avuto l’accortezza di essere meno “crudi” ma di sbatterci comunque in faccia una piaga del nostro paese effettivamente presente: l’abusivismo. Un italiano, oggi, sorride amaramente di fronte a quella vignetta. Oppure?

Oppure non sarebbe mai Charlie. Anche quando il “fondoschiena” preso di mira non è il suo.

Gabriele Cortale

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